"Una piccola ma determinata rivolta comunista nel nostro magazzino" - 3/4
Felgate ha quindi rilanciato la storia sui social, chiedendo ai suoi follower se qualcuno fosse in grado di procurare rapidamente alla bambina il tanto desiderato costume da Mary Poppins. Ma nel frattempo è arrivata anche la risposta di CostumeBox, e la sua amministratrice delegata, Nikki Yeaman, ha scelto di affrontare l’incidente con parecchia ironia.
“Su questa storia potete scegliere la versione che preferite”, ha scritto. La prima: “Una piccola ma determinata rivolta comunista si è verificata tra le fila del nostro magazzino. State tranquilli, la ribellione è stata sedata e il nostro giusto ordine capitalistico è stato ristabilito”. La seconda, decisamente più plausibile: “Si è verificato un semplice ma spiacevole errore umano nel nostro magazzino, dove due etichette con gli indirizzi sono state accidentalmente scambiate”.
L’azienda ha assicurato di essersi attivata praticamente subito. La madre aveva scritto alle 6 del mattino, CostumeBox aveva risposto alle 9:05 e, mezz’ora più tardi, un nuovo costume di Mary Poppins era già stato preparato per la spedizione express, con l’obiettivo di farlo arrivare in tempo per la parata.
Rimaneva però da risolvere l’altra metà del mistero: chi aveva ordinato Kim Jong Un? Secondo Yeaman, il cliente stava andando all’ufficio postale proprio in quelle ore per verificare se, a causa dello scambio di etichette, nel suo pacco fosse finito il costume di Mary Poppins. Nel caso, CostumeBox si era già detta pronta a spedire anche a lui una nuova maschera del leader nordcoreano in tempo per il suo evento. “Spero che questo chiarisca la questione per tutti voi e per le numerose testate giornalistiche che mi hanno contattata stamattina nella loro nobile missione di raccontare ‘Le Notizie Che Contano’”, ha concluso ironicamente la CEO.