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“Ci avevano detto che era una bambina di 12 anni, ma era una 38enne”: famiglia affidataria ingannata per 14 mesi da una donna. Scatta l’arresto per truffa e sostituzione di persona

Per i giudici la donna ha ottenuto un ingiusto vantaggio economico a danno della famiglia, che ha subito anche un pesante contraccolpo emotivo

di Redazione FqMagazine
“Ci avevano detto che era una bambina di 12 anni, ma era una 38enne”: famiglia affidataria ingannata per 14 mesi da una donna. Scatta l’arresto per truffa e sostituzione di persona

Una donna di quasi quarant’anni è stata condannata per truffa e sostituzione di persona dopo essersi finta una dodicenne per oltre un anno, ottenendo vitto, alloggio e cure da una famiglia che l’aveva accolta come figlia. Lo riporta il The Times.

Il tribunale di Santa Catarina ha emesso la sentenza giovedì 20 agosto. Protagonista della vicenda Amanda Maria Souza de Oliveira, che nel 2023 si era presentata a un’associazione locale per minori in difficoltà spacciandosi per una ragazzina vittima di abusi e affetta da problemi di salute. Con il nome fittizio di “Gabriel” e una voce alterata per sembrare infantile, era riuscita a farsi affidare a una famiglia che per 14 mesi le ha garantito casa, cibo e farmaci, sostenendone interamente le spese.

Per i giudici “la donna ha ottenuto un ingiusto vantaggio economico a danno della famiglia, che ha subito anche un pesante contraccolpo emotivo”. Oliveira ha infine ammesso di aver mentito su età e identità. La condanna è di circa 18 mesi di reclusione, seguiti da cinque mesi in regime semi-libertà.

Il raggiro è stato smascherato quando le persone vicine a lei hanno iniziato a notare incongruenze nel suo racconto. Secondo gli inquirenti, la donna avrebbe messo in atto schemi simili in altre zone del Paese negli anni precedenti. In passato aveva anche sostenuto di essere autistica e di aver assunto ormoni che ne avrebbero alterato l’aspetto, facendola apparire più adulta della sua reale età dichiarata.

Il suo avvocato, Lúcio Sousa, l’ha descritta come una “persona vulnerabile che ha già vissuto per strada”, sostenendo che non avrebbe causato alcun danno economico alla famiglia. La difesa ha annunciato ricorso, dicendosi certa di poter dimostrare l’innocenza della propria assistita nei gradi di giudizio successivi.

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