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Danni ai minori, Meta paga 16,7 miliardi per patteggiare con Stati Usa. “Modificare l’algoritmo può far crollare le azioni”

Titolo su del 5 per cento, dopo il calo del 10 per cento all'apertura del processo californiano. Alessio Garzone (Gamma capital markets): "Il mercato chiede certezze sul business pubblicitario, evitando possibili vincoli di legge"
Danni ai minori, Meta paga 16,7 miliardi per patteggiare con Stati Usa. “Modificare l’algoritmo può far crollare le azioni”
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Meglio pagare 16,7 miliardi con un patteggiamento, che rischiare l’obbligo di dover correggere algoritmo e design dei social network per proteggere la salute mentale dei minori. Parliamo di Meta, la casa madre di Facebook e Instagram, rinviata a giudizio dal tribunale federale della California dopo le denunce firmate dai procuratori generali di 29 Stati americani. Il gigante fondato e guidato da Mark Zuckerberg ha accettato l’accordo, dopo le rivelazioni di Bloomberg sulle trattative con 29 procuratori generali. Lo Stato della California potrebbe ricevere da 1,5 a 2,1 miliardi di dollari, se il tribunale approverà ufficialmente l’intesa extragiudiziale. Il mercato ha subito apprezzato, con il titolo Meta su di quasi il 5 per cento nel pre market, dopo il calo seguito all’apertura del procedimento il 18 agosto scorso.

Quattro Stati statunitensi hanno avanzato una richiesta di risarcimento fino a 1.400 miliardi di dollari, per i presunti danni causati ai minori: una cifra senza precedenti. La somma da pagare non era l’unica minaccia incombente sul colosso e neppure la più grave. Il rischio peggiore, secondo gli esperti, è l’obbligo di modificare l’algoritmo, incidendo sul modello di business della più grande macchina pubblicitaria al mondo. Il motivo? Nessuno esclude, in tal caso, il calo del valore delle azioni borsa. Anzi, il prezzo è già sceso anche sull’onda della causa californiana, mentre migliaia di denunce pendono ancora nei tribunali statali statunitensi per i possibili danni ai più giovani. “Il calo del 10 per cento non è un crollo, bensì l’indizio che il mercato chiede certezze”, dice a ilfattoquotidiano.it Alessio Garzone, portfolio manager di Gamma capital markets. “Secondo gli investitori, meglio pagare subito miliardi che correre il rischio di una eventuale condanna”, prosegue l’esperto. Quali sarebbero le possibili conseguenze di un sconfitta in tribunale? “Ad esempio, un obbligo di legge per limitare la pubblicità verso i più giovani. In generale, il pericolo sono le modifiche obbligatorie all’algoritmo e al design dei social network, perché il danno sarebbe grande, duraturo e strutturale, incidendo sul valore delle azioni borsa”. Dunque come è stata accolta la notizia del patteggiamento dagli addetti ai lavori? “Benissimo, il titolo è risalito subito e la partita potrebbe essere già chiusa”, conclude Garzone.

Gli esposti dei 29 Stati accusano il gigante di aver progettato Facebook e Instagram con l’intenzione di generare dipendenza negli utenti più giovani. Non solo: Meta avrebbe raccolto illecitamente i dati dei minori, senza il consenso dei genitori, utilizzandoli per addestrare la sua intelligenza artificiale. “L’Ia serve a indirizzare la pubblicità in modo ancora più mirato e personalizzato – dice Garzone – con lo scopo di aumentare ulteriormente i profitti della pubblicità”. Giova ricordare come gli utenti più giovani di Meta sono “la coorte con il più alto valore pubblicitario nel corso della vita”, secondo un documento depositato alla Sec dagli azionisti di minoranza. La multinazionale di Menlo Park ha sempre ribadito di aver tutelato i ragazzi, arricchendo i profili di nuove funzionalità, ma una frangia dei soci ha contestato ufficialmente le scelte del colosso. Dunque gli investitori hanno chiesto, nero su bianco, di ancorare bonus e retribuzioni dei manager di Meta ai risultati ottenuti sulla protezione dei più giovani. La multinazionale invece ha imboccato un’altra strada, presentando bonus per i dirigenti con mega-sovvenzioni fino a 900 milioni di dollari: non legati alla tutela dei bambini, bensì alla crescita del prezzo delle azioni. L’incentivo per i manager è arrivato il 25 marzo 2026, il giorno delle due storiche condanne inflitte dal tribunale del New Mexico e della California, per la mancata tutela dei minori. Secondo molti esperti, il possibile innesco di una slavina legale. Oltre al procedimento californiano contro 29 Stati americani, Meta è stata citata in giudizio da 1200 distretti scolastici statunitensi per i presunti danni ai minori. Secondo l’agenzia Reuters e il documento dei soci di minoranza, negli Usa ballano oltre 2400 cause contro il gigante di Mark Zuckerberg.

Anche la Commissione europea ha accusato Facebook e Instagram di causare dipendenza nei minori, nelle conclusioni preliminari dell’indagine aperta a Bruxelles. Intanto, con con il regolamento Csar (Child sexual abuse regulation) battezzato dai critici come “chat control”, il Consiglio europeo valuta di concedere a Meta e Big Tech il diritto di sorvegliare i messaggi online di 450 milioni di europeo. Violando la riservatezza della corrispondenza privata: sì, ma nel nome della tutela dei minori.

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