Gasolio sopra i 2,2 euro al litro dopo il mancato rinnovo del taglio accise. Meloni cambia idea: “Pronti a intervenire con quelle mobili”
Dopo le polemiche sul caro carburanti e sul mancato rinnovo del taglio delle accise, arriva l’annuncio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni: il governo è pronto a intervenire di nuovo con il meccanismo delle accise mobili. Ma, almeno per ora, non c’è alcuna decisione. “Noi siamo sempre pronti a intervenire di nuovo, particolarmente con il meccanismo delle accise mobili”, si è limitata a dire Meloni al termine del vertice Med9 a Spalato, confermato quanto detto martedì dal viceministro Maurizio Leo. “Al mese di settembre abbiamo circa 170 milioni che possono essere spesi per questo obiettivo”. La premier ha spiegato: “Ci stiamo interrogando se sia più efficace spenderli in questo momento, in cui comunque ci sono misure di contenimento, o tenerle come provvista quando dovessero terminare quelle misure. Dipende anche dalla tenuta del cap. Vediamo cosa accade nelle prossime ore. Spero che nelle prossime ore si possa ripristinare pienamente il price cap, poi la valutazione andrà fatta a valle”.
Ma il price cap, ovvero il tetto autonomamente annunciato dall’Eni dopo la moral suasion del governo, è ancora in vigore: semplicemente, dopo la fine del taglio residuo delle accise di 6,1 cent al litro e la mancata attivazione delle accise mobili (il meccanismo con cui le maggiori entrate Iva dovute al caro carburanti vanno a finanziare la riduzione dell’imposta sui prodotti energetici) quel limite di 2,19 euro/litro per il gasolio si è automaticamente spostato all’insù di 6,1 centesimi. Il Cane a sei zampe aveva spiegato del resto fin dall’inizio che l’intervento era “correlato all’agevolazione fiscale sulle accise” e che non si sarebbe accollato anche un eventuale aumento dell’imposta. E oggi ha fatto sapere che “condivide le necessità espresse dal Presidente del Consiglio e sta applicando, e applicherà, una politica commerciale responsabile, compatibile con l’andamento delle quotazioni internazionali, tale da mantenere i prezzi di gasolio e benzina a un livello sostenibile, con il price cap in vigore che avrà la funzione di contenere eventuali livelli di picco”.
La stessa Eni mercoledì ha abbassato di 4 centesimi al litro il prezzo consigliato del gasolio ai distributori del marchio, portandolo a 2,21 euro al litro. Lo riportano i dati elaborati da Staffetta Quotidiana, secondo cui la riduzione è legata appunto al nuovo calo delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati. Si tratterebbe quindi di una scelta commerciale. Solo ieri Eni aveva alzato il price cap sul diesel da 2,19 a 2,25 euro al litro, dopo il venir meno del beneficio fiscale sulle accise.
Il ribasso non basta però a riportare il prezzo medio del diesel ai livelli precedenti. Oggi sulle strade la media è di 2,261 euro al litro, con le cosiddette pompe bianche che spingono il dato verso l’alto: secondo i dati dell’Osservatorio prezzi del Mimit, il prezzo medio praticato in questi impianti è di 2,28 euro al litro. Nelle varie tipologie di distributori Eni la media rilevata è di 2,23 euro; negli impianti Ip, i primi a seguire la strategia del price cap inaugurata da Eni, è di 2,27 euro e in quelli Q8 di 2,25 euro. Alla Tamoil si arriva a 2,24 euro, mentre i distributori della grande distribuzione organizzata risultano per ora i più economici, a 2,21 euro. Sul fronte della benzina, Eni è l’unica compagnia che mantiene il prezzo medio sotto i 2 euro al litro, rispettando il tetto di 1,99 euro. Per le altre si va dai 2,00 euro di Q8 ai 2,08 delle pompe bianche.
Il problema è particolarmente evidente in autostrada. “Il gasolio decolla oggi in autostrada di 2 cent al litro. In appena un giorno un pieno di 50 litri costa esattamente 1 euro in più”, denuncia Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. In Friuli Venezia Giulia, aggiunge, in 24 ore un rifornimento è rincarato di 1,25 euro, in Liguria di 1,20 euro e nel Lazio di 1,15 euro. “In autostrada, in 2 giorni, un pieno costa 1 euro e 5 cent in più a fronte di un calo della benzina di 55 cent”, prosegue Dona, parlando di “un andamento opposto” e di un “divario di 1 euro e 60 cent”. Il gasolio, sottolinea, “oggi si paga 2,287 euro al litro in autostrada, oltre 46 cent in più rispetto al 27 febbraio”, con un aggravio di oltre 23 euro per un rifornimento. Dona torna quindi sull’impegno annunciato dalla premier a settembre e parla di “voltafaccia” di Meloni: “Il 16 settembre, nella conferenza stampa a Palazzo Chigi dopo il Consiglio dei ministri, aveva dichiarato: “Il 5 ottobre non si va a zero perché interviene il sistema delle accise mobili””.
Contro il mancato rinnovo del taglio delle accise interviene anche Confimprenditori. “Non confermare il taglio delle accise è una non decisione scellerata, che colpisce trasporti, pesca, agricoltura e cittadini alimentando l’inflazione”, afferma il presidente nazionale Stefano Ruvolo. Secondo Ruvolo, la scelta sarebbe smentita dai numeri anche se il governo dovesse motivarla con l’assenza di risorse: “Siamo pronti a mettere gratuitamente a disposizione della Presidente del Consiglio e del Ministro Giorgetti un ragioniere del nostro Osservatorio che indichi le coperture”.