Napoli, inchiesta su università telematiche: “Pressioni sulla ministra Bernini tramite Bisignani (non indagati)”. I pm: “E un sistema per avere buona stampa”
È accusato di aver fatto pressioni, tramite Luigi Bisignani, sulla ministra dell’Università Anna Maria Bernini per prorogare la disciplina “eccezionale” che regolamentava gli esami a distanza. È una delle contestazioni mosse a Fabio Domenico Vaccarono, presidente del gruppo UniPegaso-Multiversity, che ieri è stato perquisito su mandato della Procura di Napoli. Secondo i pm partenopei Vaccarono per “avallare” la “gestione illecita di corsi, titoli e attestati formativi da parte degli esponenti della compagine dell’Ateneo” puntava a “tenere ferme” le modalità di “espletamento degli esami a distanza” (già introdotte dal suo predecessore e coindagato Danilo Iervolino) grazie alle quali veniva “demandata al personale amministrativo la visione, la validazione e anche la verbalizzazione delle tracce audio/video delle singole prove d’esame”. Senza che fosse quindi necessaria la presenza dei docenti. Per ottenere questo obiettivo, sempre secondo l’ipotesi della Procura, faceva “pressioni” con il “tramite di Luigi Bisignani, sul Ministero dell’Università e della Ricerca On. Anna Maria Bernini affinché quest’ultima prorogasse la disciplina ‘eccezionale’ disposta con decreto Ministeriale n. 1835 del 6.12.2024 (…) che aveva previsto – appunto in via eccezionale e in ragione e in concomitanza con l’epidemiaa del Covid – l’espletamento degli esami a distanza”. Bisignani e Bernini non sono indagati nell’ambito dell’inchiesta. Nel caso della ministra, secondo un’intercettazione riportata dal sito de La Stampa, viene definita al telefono da Bisignani e Vaccarono come “Una rigida e str…”.
La Procura di Napoli indaga anche su un’ipotesi di corruzione tra privati tra il gruppo UniPegaso-Multiversity guidato da Vaccarono e dall’ad Francesco Durante, e i vertici editoriali e giornalistici di quasi tutte le principali testate nazionali, tra cui la nostra: l’ad di Seif Cinzia Monteverdi e il direttore de ilfattoquotidiano.it e condirettore de Il Fatto Peter Gomez sono indagati per concorso in corruzione tra privati (leggi il comunicato di Seif e la lettera del direttore). Nelle scorse ore sono partite le notifiche degli avvisi di garanzia: in totale 22 gli indagati. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, Vaccarono, Durante, Andrea Ferrante e Gianpiero Mazza in qualità di referenti apicali del fondo Cvc Italia proprietario del gruppo, Gianluca Comin e Gianluca Giansante, in qualità rispettivamente di presidente e socio operativo della ‘Comin Partners’, e Andrea Buonomo, in Pegaso già durante la gestione di Iervolino e poi cooptato da Vaccarono nella nuova gestione, avrebbero formato un’associazione a delinquere con lo scopo di commettere “una serie indeterminata di corruzioni tra privati, di istigazioni alla corruzione e, ove necessario, di estorsione”, per avere in cambio, in sostanza, articoli che non ledessero l’immagine del gruppo.
L’operazione sarebbe stata avviata pochi mesi fa, a maggio 2026. Poco prima di una data spartiacque, il 9 giugno, quando uscirono le prime notizie su una inchiesta di Napoli per associazione a delinquere riguardante la gestione Pegaso di Iervolino, accusata di falsificare esami e lauree: Buonomo era già indagato in quel filone. Le notizie peraltro erano il frutto della discovery di alcune carte non più coperte da segreto, ed in particolare di un decreto di perquisizione eseguito nella scorsa primavera, poi impugnato al Riesame.
I vertici di Multiversity-UniPegaso sarebbero riusciti ad ottenere buona stampa, si legge nell’avviso firmato dagli aggiunti Sergio Ferrigno e Sergio Amato e dai pm Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francesca Paola Colonna Romano attraverso “una rete di rapporti con gruppi editoriali, concessionarie pubblicitarie, direttori di testate e agenzie di stampa” costruita nel tempo. Sarebbe stata utilizzata la leva della “promessa, erogazione, riattivazione e incremento di investimenti pubblicitari”, tramite la quale “condizionare, silenziare, attenuare, ritardare la pubblicazione di notizie riguardanti le indagini in relazione all’Università Telematica Pegaso e al gruppo Multiversity in modo da ridurne l’impatto economico e reputazionale”. Viene contestata tra l’altro l’assicurazione di una “preventiva interlocuzione col gruppo Multiversity” sulle notizie di loro interesse.
L’elenco dei gruppi editoriali, delle testate e delle relative concessionarie di pubblicità citato nel decreto di perquisizione è lunghissimo e comprende praticamente la maggiori società dell’informazione in edicola e sul web: Gedi (Repubblica, La Stampa), Rcs (Corriere della Sera), Editoriale Domani (Domani), Ciao people (Fanpage.it), l’agenzia Italpress, Il Foglio, Piemme spa in qualità di concessionari pubblicitari delle testate edite dal gruppo Caltagirone (Il Mattino, il Messaggero, il Gazzettino e Leggo), la società editrice di Libero del gruppo Angelucci e de ‘Il Sole 24Ore’, CityNews quale società editrice della rete di testate locali comprendente “Napoli Today”, Seif, società editrice de ‘Il Fatto quotidiano’ e la sua concessionaria di pubblicità Sport Network. Risultano indagati, oltre a una serie di amministratori, anche alcuni direttori di testata: Mario Orfeo, in qualità di direttore di Repubblica fino a luglio scorso; Francesco Cancellato, direttore di Fanpage; Andrea Malaguti, ex direttore de La Stampa, Claudio Cerasa, direttore de Il Foglio. Per tutti i fatti contestati sarebbero avvenuti “in data antecedente e prossima al 30 giugno 2026”. Nella mattinata del 7 ottobre, Gianluca Comin e Gianluca Giansante hanno diffuso una nota con scritto: “Personalmente non abbiamo mai ricevuto prima d’ora una comunicazione di garanzia e da oggi faremo il nostro mestiere sapendo cosa prova chi si trova in questa situazione. Abbiamo rispetto della magistratura e siamo certi di poter chiarire la correttezza del nostro operato. Ma una cosa la vogliamo dire, nel merito. Pensiamo di aver sempre rispettato la professione del giornalista e di aver sempre difeso, con serietà ed educazione le ragioni delle aziende e dei manager per cui lavoriamo, stando sempre dentro i confini deontologici e professionali. È il nostro mestiere e pensiamo di averlo fatto correttamente. Siamo grati ai tanti che ci stanno facendo arrivare privatamente e pubblicamente messaggi per testimoniare la loro amicizia e la loro stima”.
L’ad di Seif Monteverdi ha diffuso un comunicato che si può leggere qui. La lettera del direttore Gomez si può leggere qua.