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Usciti i dati sugli sfratti nel 2025: un fenomeno in calo. Per questo il ddl del governo è fuori luogo

Il disegno di legge del governo punta a una accelerazione degli sfratti, quindi a una sorta di liberalizzazione delle azioni di rilascio: torna prepotentemente la questione sociale
Usciti i dati sugli sfratti nel 2025: un fenomeno in calo. Per questo il ddl del governo è fuori luogo
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Il Ministero dell’Interno ha pubblicato i dati sugli sfratti nel 2025. Nel 2025 in Italia sono stati emessi 37.122 provvedimenti esecutivi di rilascio di immobili ad uso abitativo, con una diminuzione del 7,56% rispetto al 2024. Il dato segnala una contrazione del fenomeno rispetto al 2024, ma il numero complessivo degli sfratti rimane significativo, soprattutto se si considerano le 61.856 richieste di esecuzione presentate agli Ufficiali Giudiziari e i 18.292 sfratti effettivamente eseguiti con l’intervento della forza pubblica.

Il quadro che emerge dai dati relativi al 2025 è quello di un fenomeno in diminuzione, ma investe tutti i comuni siano essi piccoli, medi o grandi.

Dei 37.122 provvedimenti di sfratto emessi a livello nazionale, 17.037 riguardano i capoluoghi di provincia, pari al 45,89% del totale. La maggioranza dei provvedimenti, dunque, continua a concentrarsi al di fuori dei capoluoghi. Il dato riflette sia il peso delle grandi città nel mercato della locazione e nelle situazioni di difficoltà legate alla permanenza nell’alloggio, ma dice anche che la questione sfratti per oltre la metà riguarda i comuni nella provincia dei capoluoghi.

A determinare la gran parte dei provvedimenti è la morosità, che nel 2025 ha prodotto complessivamente 26.632 provvedimenti, sommando i 11.795 emessi nei capoluoghi e i 14.837 nel resto delle province. Segue la finita locazione, con 8.415 provvedimenti complessivi, ma senza il boom di cui si parla spesso, mentre sono solo 2.075 quelli riconducibili alla necessità del locatore concentrati in particolare nella provincia di Palermo.

La morosità rappresenta quindi, anche nel 2025, la componente nettamente prevalente del fenomeno.
A livello regionale, la Lombardia registra il numero più elevato di provvedimenti, con 6.128 sfratti emessi, nonostante una diminuzione del 6,78% rispetto al 2024. Segue il Lazio, con 5.693 provvedimenti (-6,69%), e la Campania, con 3.649 (-20,59%). Il Piemonte si colloca a quota 3.574 (-11,93%), mentre la Puglia raggiunge 2.660 provvedimenti, sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente (-0,45%).
Tra le regioni con un numero più contenuto di provvedimenti figurano invece Basilicata (105), Molise (114), Calabria (181) e Valle d’Aosta (64).

Non tutte le regioni seguono però la tendenza nazionale. I provvedimenti risultano in aumento in Friuli-Venezia Giulia (+37,92%), Basilicata (+29,63%), Trentino-Alto Adige (+5,37%) e Calabria (+5,23%). Incrementi più contenuti si registrano anche in Veneto e Molise.

La lettura dei dati provinciali evidenzia il peso delle grandi aree metropolitane. La provincia di Roma registra 4.793 provvedimenti, pari a quasi l’84% del totale del Lazio. Il dato è comunque in calo del 9,33% rispetto al 2024. Nella capitale sono state 3.371 le richieste di esecuzione presentate e 1.516 gli sfratti eseguiti.

A Milano i provvedimenti emessi sono 1.834, in aumento del 6,26%. Particolare è invece il dato relativo alle richieste di esecuzione, pari a 189, e agli sfratti eseguiti, 111, entrambi in fortissima diminuzione rispetto al 2024 secondo la rilevazione: rispettivamente -98,66% e -93,05%. Il capoluogo lombardo presenta quindi una dinamica molto particolare, con un aumento dei provvedimenti emessi accompagnato da una drastica riduzione dei dati relativi alle fasi successive dell’esecuzione.

Torino presenta numeri rilevanti: 2.086 provvedimenti, 3.171 richieste di esecuzione e 1.330 sfratti eseguiti. In tutti e tre i casi il confronto con il 2024 evidenzia una diminuzione. Se i provvedimenti emessi diminuiscono del 7,56%, è più marcata la contrazione delle richieste di esecuzione.

Nel 2025 sono state complessivamente 61.856, il 23,69% in meno rispetto al 2024. Anche in questo caso le differenze regionali sono notevoli. La Lombardia registra 9.968 richieste, seguita dal Piemonte con 7.340, dall’Emilia-Romagna con 8.656, dalla Toscana con 5.723, dalla Puglia con 4.845 e dal Lazio con 4.611. Interessanti anche alcuni dati in controtendenza: in Friuli-Venezia Giulia le richieste aumentano del 7,01%, mentre in Calabria crescono dell’11,85%. In Emilia-Romagna il dato rimane sostanzialmente stabile.

Sul fronte degli sfratti eseguiti con la forza pubblica questi nel 2025 sono stati 18.292, con una diminuzione del 14,27% rispetto al 2024. La Lombardia è la regione con il numero più elevato di sfratti eseguiti, 3.085, seguita dal Piemonte con 2.103 e Lazio con 1.952. L’Emilia-Romagna registra 1.768 esecuzioni, mentre la Campania arriva a 1.543. Anche in questo caso il dato nazionale nasconde situazioni molto differenti. Gli sfratti eseguiti aumentano, ad esempio, nelle Marche del 65,99%, in Abruzzo del 12,95% in Friuli-Venezia Giulia del 15,06%. Al contrario, diminuiscono sensibilmente in Lombardia (-35,76%), Veneto (-19,63%), Toscana (-20,94%) e Calabria (-34,76%).

Nel complesso, i numeri del 2025 raccontano una riduzione del fenomeno degli sfratti rispetto al 2024, ma non una sua scomparsa. La diminuzione è evidente soprattutto nella fase delle richieste di esecuzione. Allo stesso tempo, la dimensione assoluta dei numeri continua a essere rilevante: decine di migliaia di famiglie sono interessate ogni anno da procedure di rilascio.

Il dato più significativo resta quello relativo alla morosità, un elemento che lega direttamente il fenomeno alle condizioni economiche degli inquilini e alla loro capacità di sostenere il costo dell’abitazione. La fotografia del 2025 suggerisce quindi una situazione meno critica rispetto all’anno precedente sul piano quantitativo, ma ancora caratterizzata da una forte pressione abitativa in diverse aree del Paese.

Infine da tenere conto il dato politico. I dati sopra forniti non tengono conto degli sfratti avvenuti con rilascio dell’abitazione senza intervento della forza pubblica. Cosi come il ministero dell’Interno non rileva i dati delle esecuzioni di sfratto per esproprio o per occupazione abusiva.

In tale contesto, dove si vede una diminuzione delle sentenze di sfratto e delle esecuzioni, appare del tutto fuori luogo il disegno di legge del governo che punta ad una accelerazione degli sfratti, quindi ad una sorta di liberalizzazione delle azioni di rilascio.

Torna prepotentemente la questione sociale. Se l’Italia si dotasse di numero adeguato e ulteriore di case popolari e alloggi sociali e con il rifinanziamento dei fondi contributi affitto e morosità incolpevole si potrebbe dare una risposta adeguata alle famiglie nelle graduatorie e garantire passaggi da casa a casa per famiglie di sfrattati. E’ la questione politica che in Italia e in Europa sindacati, movimenti per l’abitare e associazioni di abitanti pongono con forza. Ma il Governo italiano e in Europa continuano a perseguire la strada della repressione e del sostegno ai fondi immobiliari avvoltoio, ritenendo che il mercato risolva la questione. I fatti dimostrano il contrario…

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