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Report, FdI sposta l’attacco in Europa e scrive alla Commissione: “Ranucci è fazioso”. Il conduttore: “Mai sanzionati da Agcom”

Lettera degli eurodeputati per "tutelarsi" sulla violazione del Regolamento sui media in vista della rimozione. Ma può essere un boomerang
Report, FdI sposta l’attacco in Europa e scrive alla Commissione: “Ranucci è fazioso”. Il conduttore: “Mai sanzionati da Agcom”
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“Nessun attacco politico”, sostengono. Anzi: “Sbilanciamento e faziosità di Report sotto la sua conduzione”. Alla vigilia dell’ormai annunciata rimozione di Sigfrido Ranucci dalla trasmissione di giornalismo d’inchiesta della Rai, Fratelli d’Italia sposta l’attacco in Europa e prova a “tutelarsi” alla luce di possibili violazioni dell’European Media Freedon Act, il Regolamento europeo sulla libertà dei media che disciplina anche l’indipendenza del servizio pubblico.

Gli eurodeputati scrivono alla Commissione Ue

Gli eurodeputati del partito di Giorgia Meloni hanno scritto una lettera al vicepresidente esecutivo della Commissione Europea, Henna Virkkunen, per “respingere la narrazione della sinistra” sull’attacco politico in corso contro il programma. La missiva, però, proprio sulla base del regolamento europeo, rischia di avere l’effetto opposto, allargando la sequela di attacchi arrivati dalla maggioranza nei confronti del conduttore. Nel testo, primo firmatario Stefano Cavedagna e sottoscritta dall’intera delegazione meloniana, compresi Carlo Fidanza e Nicola Procaccini, si arriva a denunciare “lo sbilanciamento e la faziosità di Report” durante la gestione di Ranucci, sotto attacco dal giorno in cui è stato arrestato Valter Lavitola, suo amico, con l’accusa di essere il mandante dell’attentato che colpì l’auto del giornalista lo scorso ottobre. Accuse alle quali Ranucci ha risposto sui social: “Ricordo che Report, nonostante sia finita più volte sotto la lente dell’Agcom, in 30 anni non è stata mai sanzionata o condannata per aver violato par condicio o pluralismo”.

Le accuse di FdI a Report e Ranucci

La lettera denuncia le “cosiddette ‘inchieste’ contro FdI”, definendola “teoremi” che che “non hanno mai dimostrato nulla, piene di allusioni o supposizioni, fatte con il ricorrente uso del condizionale, confezionate ad hoc per gettare ombre e discredito più che fare inchiesta giornalistica”. Secondo l’analisi citata nella lettera, “su 404 inchieste esaminate dall’insediamento del governo Meloni, il 43,5% dell’intera produzione giornalistica della trasmissione concentrata, in forme diverse, su FdI e sulla sua leader”. Le contestazioni, quindi, non riguarderebbero secondo FdI il “diritto” di Report di “svolgere inchieste” perché “la libertà di informazione è sacrosanta”, ma “il suo utilizzo sistematico a senso unico da parte di un programma del servizio pubblico non lo è e lede proprio le norme europee improntate all’imparzialità e all’equilibrio, richiamate dall’Emfa in più articoli”.

Il rischio boomerang con il Regolamento Ue sui media

Ma è proprio il regolamento, pienamente applicabile dal 8 agosto 2025, a chiarire in più articoli, a iniziare dal 4 e dal 5, che gli Stati membri, comprese autorità e organismi nazionali, non devono interferire né tentare di influenzare le politiche editoriali e le decisioni editoriali dei media. E protegge i giornalisti per questo specifico aspetto. Chiaramente, l’European Media Freedom Act non crea un’immunità dalle critiche politiche. Tuttavia, la missiva dei meloniani – unita a tutta una serie di dichiarazioni degli esponenti di maggioranza e del governo negli ultimi giorni – rischia di diventare un boomerang nel momento in cui la Rai dovesse effettivamente allontanare Ranucci dalla conduzione, viste le innumerevoli critiche alla linea editoriale delle sue inchieste. Non solo: Fratelli d’Italia ha sostenuto che la produzione giornalistica – secondo i loro calcoli – è stata ampiamente dedicata al partito o a Giorgia Meloni, senza tuttavia ricordare in quanti casi i servizi sono stati contestati in sede giudiziaria e come sono poi finite le indagini. Due casi su tutti: le archiviazioni per le puntate sulla “dinastia” La Russa e sull’ex ministro Sangiuliano.

La reazione del M5s

Alla lettera di FdI è arrivata la risposta del M5s: “Pensavamo a uno scherzo: il partito che ha trasformato la Rai in un campo di conquista piazzando amici, militanti e perfino amanti dappertutto, scrive a Bruxelles per denunciare ‘la faziosità’ di Report. I loro conduttori, da Cerno a Monteleone, sono invece maestri di imparzialità e fanno ascolti record, vero?”, scrivono gli esponenti pentastellati in commissione Vigilanza Rai. “Ma poi quale faziosità, visto che Report ha fatto sempre inchieste su tutti? Quale inchiesta su Fratelli d’Italia sarebbe falsa, visto che finora tutte le querele andate in giudizio non hanno mai visto Report soccombere? Ma questi meloniani non si sentono ridicoli a invocare addirittura il Media Freedom Act, quello stesso regolamento Europeo e stanno impunemente ignorando bloccando la riforma della Rai e proponendo un testo che torna a violarne apertamente i principi?”, aggiungono e definiscono Fratelli d’Italia “come Netanyahu o Ben Gvir”. Tradotto: “Vuole terminare l’opera di colonizzazione della Rai andando a colpire una trasmissione che non ha fatto altro che dare seguito alla vagonata di materiale che questo governo gli ha fornito, con Santanchè, Urso, Delmastro e altri esponenti della maggioranza. La lettera non devono scriverla alla Commissione europea. La devono scrivere agli italiani chiedendo scusa per lo schifo che in quattro anni hanno fatto in Rai. E che stanno continuando a fare sulla pelle di Report, del giornalismo di inchiesta e di quel briciolo di credibilità che era rimasta al servizio pubblico da quando ci sono loro al governo”.

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