Campo largo o campo minato? La sinistra resta ancora senza una visione comune
di Leonardo Botta
Proprio quando la coalizione di governo si infogna in una serie di fallimenti certificati, a fronte di ben pochi risultati soddisfacenti conseguiti (me ne vengono in mente giusto un paio, che dopo l’ecatombe dell’ultimo governo Berlusconi comunque è già tutto grasso che cola: conti pubblici in affanno ma non disastrosi, titoli di Stato affidabili, dati sull’occupazione controversi ma tutto sommato buoni), dall’altra parte, come in una partita di tressette a perdere, si riesce forse a fare anche peggio: l’opposizione di centrosinistra pare una “nave senza nocchiere” che naviga a vista tra litigi, distinguo, veti incrociati e proposte politiche inconcludenti.
Il centrodestra, almeno, quand’era all’opposizione sapeva ben comunicare il proprio programma agli elettori: stop all’immigrazione incontrollata con blocchi navali e porti chiusi, rimpatri di stranieri a gogò, città più sicure, taglio delle accise sui carburanti, abolizione della legge Fornero, aumento delle pensioni (famosi i “mille euro con un click”, Meloni dixit), flat tax sui redditi da lavoro dipendente, tetto alla pressione fiscale, migliori sanità e welfare, piani industriali efficienti nei confronti delle imprese a cui non chiedere il “pizzo di Stato”, una grande stagione di grandi riforme per il paese, pacchia finita per l’Europa e protagonismo dell’Italia nell’area atlantica; poi di questi punti programmatici non ne ha concretizzato manco mezzo, ma questo è un altro paio di maniche.
Viceversa oggi, a un anno o forse meno dalle elezioni, se ti domandi per cosa si caratterizzi una piattaforma condivisa del polo progressista, fai scena muta come uno studente impreparato all’interrogazione: magari ti viene in mente il salario minimo (ovviamente mai introdotto quando il centrosinistra è stato al governo) e poco altro: tutto qui, nessuna visione comune, per esempio, sulla collocazione geopolitica internazionale, sulle politiche fiscali o del lavoro.
E, naturalmente, sul metodo di scelta della leadership poche idee ma confuse. Per ora restano solo le foto di gruppo di Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli e Magi, con Renzi che continua a proporsi e non si capisce se alla fine gli si spalancheranno le porte della coalizione o se viceversa gli risponderanno alla Celentano: “È inutile bussare, qui non ti aprirà nessuno…” (sono soddisfazioni!).
Qualche giorno fa Michele Serra mostrava più o meno il mio stesso sconforto sulle pagine di Repubblica, e sono anni ormai che il prof. Cacciari, ogni volta che gli parli del centrosinistra, si mette le mani in faccia; qualcosa vorrà dire? Ci manca solo che ricompaia di nuovo Nanni Moretti e ci spieghi, come fece nel 2002, che “con questi dirigenti la sinistra non vincerà mai!”.
Guardate per esempio gli ultimi giorni: piuttosto che dirci che visione hanno dell’Italia e in che modo riuscirebbero a essere più bravi di Meloni & co. alla guida del paese (ci vuole ben poco!), questi non hanno trovato di meglio che mettersi a fare le fusa ai piedi di Pedro Sanchez: uno che avrà pure i suoi indiscutibili meriti ma, mentre a Ceuta succedeva tutto quel casino (certo, con ogni probabilità eterodiretto dai vertici di Rabat in collaborazione con l'”amico” Trump, gli venisse una ca*arella fulminante!), dalla sua residenza estiva alle Canarie si prendeva la briga e di certo il gusto di consigliare agli spagnoli quali libri leggere per le vacanze!
Insomma, altro che “campo largo”, a me questo sembra un campo “minato” dal passaggio di una mandria di vacche: qualunque cosa facciano, ovunque questi si spostino, avanti o indietro, a desta o a manca, pestano solo merde!