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“Una volta in albergo misi qualcosa nella vasca dei pesci e iniziai a spostarmi da un balcone all’altro scavalcando le ringhiere ed entrando nelle stanze di sconosciuti”: così Laura Morante

L'attrice compie 70 anni e racconta l'adolescenza, la passione per la danza e per la recitazione e il rapporto con la zia Elsa

di Redazione FqMagazine
“Una volta in albergo misi qualcosa nella vasca dei pesci e iniziai a spostarmi da un balcone all’altro scavalcando le ringhiere ed entrando nelle stanze di sconosciuti”: così Laura Morante

“Ero una bambina difficile, vivace e insieme molto chiusa. Ne facevo di tutti i colori”. Laura Morante compie 70 anni e, in un’intervista a La Repubblica, ricorda la sua infanzia. Le decisioni spericolate e il percorso di crescita e maturazione prima di diventare un’attrice con oltre quattro decenni di carriera alle spalle. “Una volta in albergo a Follonica misi qualcosa nella vasca dei pesci e iniziai a spostarmi da un balcone all’altro, scavalcando le ringhiere ed entrando nelle stanze di sconosciuti. Poi accadde il contrario di ciò che succede di solito: diventai un’adolescente questa, quasi troppo buona”, ha raccontato.

Vispa, esuberante, ma anche timida. “Quando suonavano alla porta salivo al piano di sopra e osservavo attraverso lo spazio vuoto tra uno scalino e l’altro, senza farmi vedere”. Quello sguardo, “forse”, ha spiegato, l’ha trasportato nel cinema. Intanto, però, a 17 anni era andata via di casa e “a malapena se ne sono accorti. Iniziando a recitare, più che attirare gli sguardi, mi nascondevo dietro i personaggi”.

L’arte, la letteratura, la cultura sono state sempre questioni di famiglia. La zia, Elsa, è stata una delle scrittrice e saggiste più importanti del secondo dopoguerra: “Mi faceva paura, fumava una sigaretta dopo l’altra e palava a voce altissima in modo perentorio – ha ricordato l’attrice -. Da bambina ero la sua prediletta, forse perché avevo un’aria selvatica”.

La prima passione di Laura Morante, comunque, non è stata il cinema, ma la danza. “Mia madre diceva che avevo cominciato a danzare prima di camminare, perché mi muovevo sulle mezze punte. A sei anni chiesi di frequentare una scuola, ma a un certo punto capii che non avrei mai raggiunto il livello che mi avrebbe resa felice”. L’attore e regista Carmelo Bene, “un giorno mi fece rinchiudere in teatro, sorvegliata dal direttore di scena, per impedirmi di andare alle prove di danza. Con lui lavoravo dalle dieci di sera alle sei dal mattino e alle otto dovevo essere in sala con i danzatori. Rischiai di ammazzarmi di lavoro”.

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