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Legge elettorale, il professor Frosini contro il ‘plotone’ dei 150 avvocati: meglio ricordare alcuni punti

Il 42% di voti per consentire il premio di maggioranza per lui è compatibile con le indicazioni già fornite su precedenti normative dalla Consulta
Legge elettorale, il professor Frosini contro il ‘plotone’ dei 150 avvocati: meglio ricordare alcuni punti
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di Carlo Sorgi, ex magistrato

Il professor Tommaso Frosini, che insegna presso l’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa” Diritto pubblico comparato e Diritto costituzionale, con un ardore straordinario dalle pagine del Mattino del 20 agosto si scaglia contro i 150 avvocati (definiti un plotone) che lavorano per predisporre ricorsi davanti alla Corte Costituzionale in vista della nuova legge elettorale che riprenderà il suo iter a settembre al Senato, dopo che alla Camera aveva vissuto momenti di grande tensione dovuti al tema delle preferenze.

Il professor Frosini vuole smontare gli argomenti, che lui stesso definisce possibili, del plotone. Il 42% di voti per consentire il premio di maggioranza per lui è compatibile con le indicazioni già fornite su precedenti normative dalla Corte Costituzionale, dimenticando però che una cosa è la soglia, altro è il premio (105 parlamentari tra Camera – 70 – e Senato – 35 – scelti esclusivamente dai partiti e da accettare a scatola chiusa).

Tale entità può spostare gli equilibri istituzionali di un paese. Forse è meglio ricordarlo, è questo il vero vulnus alla Costituzione.

Altro argomento sono le preferenze, ma sul tema il Professor Frosini è molto ottimista perché è convinto che una soluzione verrà trovata (imposta?) dal governo per evitare lo scioglimento anticipato delle Camere prima del raggiungimento della soglia minima (aprile 2027, quando ci saranno le prossime elezioni) per il diritto alla pensione per i parlamentari. Tale argomento si ricava da quanto afferma Frosini quando, parlando della possibilità di dimissioni del governo, dice testualmente: “Non credo che convenga agli attuali parlamentari andare a casa prima del previsto”.

Anche sulle quote medesimo ottimismo di Frosini che ritiene che il governo aggiusterà le cose al Senato.

Le preferenze sono un tema centrale per ogni legge elettorale. Sul tema basta richiamare La riforma elettorale. La proposta della maggioranza e le possibili alternative, I Libri di Astrid. 2026. Possibile che nel merito non si spenda una parola su tale argomento? Magari contestando l’affermazione di molti che, in riferimento alla proposta sulle preferenze del governo, parlano di truffa?

Personalmente credo che le fibrillazioni della maggioranza su questo tema in particolare, e sulla legge elettorale in generale, non siano affatto finite. Ma fin quando non ci sarà un testo, ammesso che mai ci sarà, inutile fare previsioni in un senso o in un altro.

Il professor Frosini non affronta però un altro argomento, relativo all’incostituzionalità della riforma elettorale – l’indicazione preventiva del candidato leader da parte delle coalizioni – che appare in contrasto con il dettato dell’art. 92 della Costituzione, che stabilisce che il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri. Ovviamente la clausola di stile: “Salve le prerogative del Presidente della Repubblica” contenuta nel testo della riforma elettorale, dopo che tale prerogativa gli è stata tolta, appare nella migliore delle ipotesi priva di senso.

Magari in prospettiva gli argomenti del professor Frosini contro il plotone di avvocati e il loro mero esercizio accademico e non giurisdizionale avvocati – come lui stesso sostiene – saranno di maggior spessore perché ad ora, confesso, leggendo l’articolo richiamato mi torna in mente Fabrizio de Andrè: ”Le contromisure fino a quel punto si limitavano all’invettiva” (Boccadirosa, 1967).

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