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I premi di maggioranza solo con alte soglie di affluenza: perché no?

Il Paese avrebbe bisogno di una seria legge elettorale per affrontare la vera emergenza delle istituzioni democratiche: la non partecipazione al voto
I premi di maggioranza solo con alte soglie di affluenza: perché no?
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di Carmelo Pennisi

L’agenda politica del governo e del Parlamento è impegnata nell’approvazione di una nuova legge elettorale, attirando le critiche dell’opposizione sia sul merito della legge sia sull’opportunità temporale di affrontare questo tema, visti i gravi e concomitanti problemi che attanagliano il Paese. Tuttavia, chi ha un po’ di memoria ricorda che le leggi elettorali sono state modificate sempre a fine legislatura e lo hanno fatto governi sia di centrodestra sia di centrosinistra, quasi sempre con intenti manipolativi dell’esito elettorale a seconda delle convenienze del momento e degli attori in campo, con risultati discutibili quando non incostituzionali e dando loro nomi bizzarri (Mattarellum, Porcellum, Italicum, Rosatellum).

I veri scopi sono sempre di opportunità, sebbene camuffati da nobili motivazioni come ad esempio quelli dichiarati da questo governo in termini di maggiore stabilità e governabilità il che, detto da chi può vantare il record di longevità e l’approvazione sprint dell’ultima legge di modifica costituzionale con rigetto di tutti gli emendamenti proposti, sembra piuttosto mistificatorio.
In realtà il Paese avrebbe bisogno di una seria legge elettorale ma non per garantire alle maggioranze il miglior risultato ma per tentare di affrontare l’attuale vera emergenza delle istituzioni democratiche ovvero la non partecipazione al voto di una parte sempre più ampia dell’elettorato. L’esperienza referendaria dello scorso marzo ha dimostrato che l’emergenza è reversibile, basterebbe rendere nuovamente protagonisti e partecipi del dibattito politico i cittadini, essere ispirati dai valori costituzionali e avere l’onestà intellettuale di far prevalere la verità sulle mistificazioni.

Invece sembra non cambiare nulla. Con l’ossessione di rendere schiaccianti le vittorie elettorali con sempre meno elettori, si adottano sistemi maggioritari, premi di maggioranza e soglie di sbarramento che, alterando e distorcendo i pesi della rappresentanza, aumentano la distanza tra politica e cittadini. I premi di maggioranza, se proprio necessari, quanto meno si riconoscessero soltanto al raggiungimento di alte soglie di affluenza così da incentivare le forze politiche a promuovere la più ampia partecipazione elettorale.

Ma la grande svolta dovrebbe essere il ritorno ad un sistema sostanzialmente proporzionale (più confacente al pluralismo politico italiano) e al voto di preferenza. Poter scegliere un candidato significa per l’elettore rimpossessarsi del suo diritto-dovere-onere di selezionare il proprio rappresentante senza più essere costretto ad accettare o rifiutare una lista di nomi preconfezionata dai vari capi-partito.

Le argomentazioni contrarie al voto di preferenza, ancorché pretestuose e non verificabili, non sono convincenti mentre è sempre più evidente la volontà di segretari e quadri di partito di non rinunciare al potere di scegliere nomi e posizioni in lista. Di fatto un potere di nomina che, facendo nascere una sorta di vincolo di subordinazione o, quantomeno, un sentimento di riconoscenza del parlamentare nei confronti del segretario di partito, eluderebbe l’art. 67 della Costituzione che vuole ogni membro del Parlamento libero da vincoli di mandato (degli elettori e tanto più dei capi-partito). Si assiste, quindi, al paradosso che l’attività del parlamentare viene sottoposta al vaglio di fedeltà dimostrata nei cinque anni di legislatura alla segreteria del partito prima ancora che al giudizio politico degli elettori (che diverrebbe, pertanto, eventuale).

E nello scenario in cui il leader di partito diventa presidente del Consiglio il cortocircuito è fatto, con grave vulnus al principio di separazione dei poteri e ribaltamento del dettato costituzionale in tema di fiducia: i parlamentari sottoposti, di fatto, al gradimento da parte del governo. Non è un caso se la storia recente ci ha consegnato Parlamenti sempre più deboli e subalterni al potere esecutivo.

Se non è un’emergenza questa…

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