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“Varenne odiava farsi accarezzare il muso. L’anno scorso venne una ragazza con disabilità, gli accarezzò il collo e lui abbassò la testa. Ho pianto”: il racconto

Il più grande trottatore della storia, scomparso oggi a 31 anni, era accudito a nell’allevamento LJ di Eboli. Le parole di chi lo ha coccolato fino all'ultimo giorno rivelano un'intelligenza fuori dal comune, la sua vera forza
“Varenne odiava farsi accarezzare il muso. L’anno scorso venne una ragazza con disabilità, gli accarezzò il collo e lui abbassò la testa. Ho pianto”: il racconto
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Non erano soltanto la velocità, la forza o quella voglia di vincere che gli permisero di dominare il trotto mondiale. Chi ha vissuto accanto a Varennescomparso oggi all’età di 31 anni -racconta soprattutto di un cavallo capace di capire, scegliere, sorprendere. Un animale dalla stazza nella media, persino pigro prima delle corse, ma con una testa fuori dal comune. Un’intelligenza che negli ultimi anni della sua vita si manifestava lontano dalle piste, nei piccoli gesti quotidiani.

A raccontarne uno alla Stampa, circa un mese fa, era stato Giovanni, 56 anni, tuttofare dell’allevamento LJ di Eboli, dove Varenne viveva dal marzo 2025. Era lui, insieme alle altre persone della tenuta di Dario De Angelis, ad accudire il “Capitano” nella sua ultima pensione, dopo la carriera agonistica e quella da stallone. Varenne aveva regole precise. Nei mesi più caldi usciva soltanto di notte, da giugno a settembre non riceveva visite e la sua alimentazione era attentamente controllata. Anche il rapporto con le persone dipendeva soprattutto dalla sua volontà. “Lunatico: le coccole le vuole solo quando decide lui, me le chiede appoggiandomisi addosso. Le volte che mi avvicino per accarezzarlo, invece, si allontana”, raccontava Giovanni.

C’era soprattutto una parte del corpo che Varenne non voleva gli venisse toccata: il muso. Una regola conosciuta da chi lo accudiva, raccontata anche da Candido Cannavò nell’articolo per la Gazzetta che celebrò il suo primo successo al Grand Prix d’Amérique, che rende ancora più particolare un episodio avvenuto l’anno precedente. “L’anno scorso – aveva svelato Giovanni alla Stampa – c’era una ragazza con disabilità e sua madre mi ha chiesto se poteva toccare Varenne. Le ho detto di sì, ma di evitare la faccia, il muso, perché lui non lo sopporta. Però, quando quella ragazza gli si è avvicinata e gli ha accarezzato il collo, lui ha abbassato la testa. Le ha fatto capire che voleva essere accarezzato anche sul muso. E io ho pianto“.

Un gesto che per Giovanni e per chi conosceva Varenne era l’ennesima dimostrazione di una sensibilità particolare. Anche il veterinario Eugenio Crudele, insieme a lui, gli riconosceva un’intelligenza emotiva fuori dal comune. Quella che ha raccontato oggi Maurizio Ughi, ex ad di Snai: “Non era solo muscoli, era la testa che era fortissima. Era un cavallo nella media come stazza, ma era il cervello ad essere superiore”. Quella che gli ha sempre riconosciuto il proprietario Enzo Giordano, scomparso a 71 anni nel 2025.

Una delle sue ultime volontà fu proprio il trasferimento di Varenne nell’allevamento LJ, fondato nel 1937 per volere di Lazzaro Jemma, il nonno materno di De Angelis. A Eboli Varenne era arrivato per tornare semplicemente a essere un cavallo. Dopo gli anni trascorsi negli allevamenti in Piemonte e Lombardia e vent’anni da stallone, il suo storico proprietario aveva cercato un luogo dove potesse riposare senza dover più produrre nulla. Nella tenuta campana viveva protetto dalle visite e dal caldo, circondato da poche persone.

È lì che si è conclusa, a 31 anni, la vita del trottatore che tra il 1998 e il 2002 ha conquistato 51 Gran Premi e che in carriera ha vinto 62 delle 73 corse disputate. La testa di Varenne, forse, era davvero la qualità più straordinaria del più grande trottatore della sua epoca.

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