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“Sono un fottuto divorziato dalla donna più meravigliosa del pianeta. Per qualche ragione, abbiamo perso la passione”: lo sfogo di Pep Guardiola nello spogliatoio di Torino

Il documentario “A Beautiful Obsession” svela una versione inedita del tecnico catalano, raccontando i suoi ultimi anni al Manchester City
“Sono un fottuto divorziato dalla donna più meravigliosa del pianeta. Per qualche ragione, abbiamo perso la passione”: lo sfogo di Pep Guardiola nello spogliatoio di Torino
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Pep Guardiola ha sacrificato molto al calcio. Forse troppo. È questa l’immagine che emerge da “A Beautiful Obsession”, la docu-serie dedicata agli ultimi anni del tecnico catalano sulla panchina del Manchester City. Dietro i venti trofei conquistati in dieci stagioni affiora infatti una dimensione molto più privata: la separazione dalla moglie Cristina Serra, la famiglia lontana, il logoramento provocato dal lavoro e infine la necessità di fermarsi. Elementi che possono aiutare a leggere anche il recente rifiuto della panchina della Nazionale italiana, motivato da Guardiola con “motivi personali che vanno al di là del calcio”: la famiglia, i figli.

Il passaggio più sorprendente arriva dallo spogliatoio di Torino, dopo la sconfitta per 2-0 contro la Juventus in Champions League nel dicembre 2024. Guardiola decide di raccontare ai giocatori ciò che sta vivendo fuori dal campo. Il suo storico collaboratore Manel Estiarte spiega: “Non sono mai andato nello spogliatoio a parlare con i giocatori, solo una volta. Erano preoccupati perché Pep era nervoso, triste, diverso, e solo io ne conoscevo il motivo. Ho detto alla squadra: state vedendo un essere umano. Sta divorziando‘”.

Poco dopo è lo stesso Guardiola ad affrontare l’argomento davanti alla squadra: “Ragazzi, devo confessarvi qualcosa. Sono un fottuto divorziato dalla donna più meravigliosa del pianeta. È mia moglie. La mia ex-moglie. La amo in maniera incredibile. E anche lei mi ama. Ma abbiamo perso la passione. Per qualche ragione, abbiamo perso la passione. E da questo dipende anche come giocate a football, da qualcosa che avete dentro: ebbene, dov’è la passione? Qualsiasi cosa facciate nella vita, fatela con passione. Io non voglio buoni giocatori, voglio giocatori che giocano con passione”. Una vicenda personale trasformata in una metafora del suo calcio, fondato proprio sull’intensità e sull’impossibilità di accettare una squadra che giochi senza trasporto.

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