Una vacanza in mezzo alla natura da cui è uscito “cresciuto ed enormemente responsabilizzato”. Con queste parole, in un’intervista a Il Messaggero, Stefano Fresi ha ricordato l’estate del 1987, trascorsa in tenda con i suoi affetti in una spiaggia settentrionale della Sardegna. Una regione a lui cara, perché terra di origine di una parte della sua famiglia.
Tornato in città, ha raccontato, “avevo vissuto per due mesi un’esistenza quasi primordiale: ero stato costretto a procurare il pesce per sfamare la famiglia, a volte portavo le spigole appena pescate al paese. E poi andavo a prendere l’acqua alla sorgente. Quella vacanza rappresentava una prova importante e io l’avevo superata”.
Un’idea, quella del campeggio, scaturita dal fatto che “di solito facevamo le vacanze a casa del nonno in paese, ma quell’anno il mio prozio si ammalò e fummo costretti a trovare un’alternativa”. E così, il luogo prescelto era stato Punta Li Francesi, in Gallura: “La tenda era spaziosa ma le comodità erano assenti: mangiavamo il pesce pescato da noi, con la lenza o con il fucile da sub, e ci lavavamo con l’acqua della vicina sorgente, messa a riscaldare sul tetto. Lavavamo i piatti a turno e ci sentivamo in paradiso”.
Una quotidianità “spartana” a cui tutta la famiglia si era abituata. E poi passeggiate, partite a bacchettoni e zero litigi: “Dico sorridendo che siamo la famiglia del Mulino Bianco: una realtà oggi quasi surreale, me ne rendo conto, ma la nostra è una tribù granitica, estesa anche ai fratelli e alle sorelle di mio padre”, ha evidenziato l’attore.
Durante quell’estate si innamorò pure “di una certa Tamara. La nostra storia fu fatta solo di sguardi, uscite a pesca, qualche scaramuccia. Quarant’anni fa non eravamo scafati come i ragazzini di oggi. In inverno ci scrivemmo delle lettere e poi quell’amore covato sotto la sabbia si concretizzò l’estate successiva, quando ci mettemmo insieme”.
Se al figlio augurerebbe di vivere un’esperienza simile alla sua? “Non sarebbe più possibile, sono cambiati i tempi. Per colpa degli incivili che hanno sistematicamente oltraggiato la natura, non esistono più luoghi incontaminati come quello in cui quasi 40 anni fa piantammo la tenda”.