Il tribunale contro il dottor Rahman: "La decisione peggiore per un primario chirurgo" - 2/2
La preoccupazione, però, tra i familiari del paziente, è cresciuta sempre di più. A prendere in carico il caso, un mese dopo il primo intervento, è stato il Dott. Anthony Rate, un altro chirurgo colorettale dello stesso ospedale. Rate ha eseguito un secondo intervento, riuscendo a salvare parte dell’intestino attraverso una stomia, un’apertura chirurgica nell’addome creata per aiutare gli scarti organici a uscire.
Il caso, è finito in tribunale e l’operazione del dottor Rahman, il primo a occuparsi del paziente, è stata definita “non compatibile con la vita”. L’ex primario di chirurgia generale e colorettale Anthony Blower, sentito come perito in udienza, ha definito la decisione di Rahman “quanto di peggio possa esserci per un primario chirurgo”.
Per poi aggiungere che “il paziente sarebbe morto nel periodo post-operatorio se non fosse stato per l’intervento del Dott. Rate”. A sua detta, la manovra iniziale sarebbe stata “estremamente difficile” da eseguire a casa di un grande tumore. “La procedura del Dott. Abdel Rahman può nella migliore delle ipotesi essere descritta come bizzarra”, ha concluso.
Rahman, durante il processo, ha parlato di una “caccia alle streghe” nei suoi confronti, sostenendo di non aver mai ricevuto una singola protesta nella sua “carriera immacolata” di 30 anni. La sentenza, però, è stata inamovibile: il chirurgo non ha mostrato “alcun pentimento, empatia o consapevolezza dell’impatto” sul paziente, né c’è stato “nessun tentativo di scusa”. Rahman è stato radiato dall’albo dei medici, con sospensione immediata in caso di ricorso contro la decisione.