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"I veri eroi sono quelli che non lasciano l'Italia" - 3/3

Claudio Vivenzio, classe 1975, è nato a Genova e oggi guida un gruppo internazionale con sedi a Parigi, Dubai e New York, impegnato in progetti per alcuni dei più importanti marchi del lusso mondiale. È partito con mille difficoltà e senza conoscere una parola di francese. Poi la sua vita lavorativa ha decollato
"I veri eroi sono quelli che non lasciano l'Italia" - 3/3
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“I veri eroi sono quelli che non lasciano l’Italia”

Da quel momento la sua carriera prese velocità. Arrivarono i primi incarichi importanti, poi la specializzazione nel mondo del lusso, quindi l’avventura imprenditoriale. Negli anni nacquero nuove sedi, nuovi team e nuovi mercati fino all’apertura delle filiali di Dubai e New York. Eppure Claudio è convinto che la vera svolta non sia stata geografica. “Non è Parigi il punto. È il fatto di essere uscito dalla mia zona di comfort”. Secondo lui il trasferimento all’estero produce prima di tutto una trasformazione personale. “Quando lasci la tua città perdi tutti i riferimenti. Non sei più il figlio di qualcuno, l’amico di qualcuno, il ragazzo del quartiere. Devi capire chi sei davvero”. È una convinzione maturata osservando numerosi professionisti incontrati lungo il percorso. “Alcuni resistono, altri tornano indietro. Ma chi supera quella fase diventa una persona più solida, più consapevole e spesso anche migliore nel proprio lavoro”.

Dopo oltre vent’anni lontano dall’Italia continua però a porsi una domanda: avrebbe potuto costruire tutto questo restando all’interno dei propri confini natali? “Non lo so ancora. Forse qualcosa avrei costruito comunque, perché ho sempre avuto uno spirito imprenditoriale. Però Parigi mi ha aperto al mondo”. Guardando ai colleghi rimasti in Italia evita giudizi. “Anzi, a volte penso che i veri eroi siano loro. Restare è non facile. Noi abbiamo affrontato la fatica dell’espatrio, loro quella di costruire qualcosa in un contesto spesso più complicato”. Negli ultimi anni ha visto molti professionisti rientrare grazie a nuove opportunità e incentivi fiscali. Alcuni gli raccontano di una Milano diversa da quella che aveva lasciato. Ma la lezione che si porta dietro dopo due decenni tra Europa, Medio Oriente e Stati Uniti resta un’altra. “Partire non significa fuggire. Significa mettersi alla prova. A volte il viaggio più importante non è quello che ti porta in un altro Paese. È quello che ti costringe a scoprire chi sei quando non hai più nessuna certezza attorno”.

Sei una italiana o un italiano che ha deciso di andare all’estero per lavoro o per cercare una migliore qualità di vita? Se vuoi segnalaci la tua storia a fattocervelli@gmail.com

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