Il 16 settembre 2022, a due settimane dalle elezioni politiche che avrebbero portato Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, Francesco Guccini fu ospite di Diego Bianchi a Propaganda Live (La7). Ne nacque una conversazione insieme profonda e ironica, nella quale il cantautore di Pàvana alternò aneddoti, riflessioni e giudizi sul clima politico del Paese. A suo avviso, l’Italia si preparava a consegnarsi a una destra che definiva “fascista”.
Con la consueta schiettezza, Guccini commentò la quasi certa vittoria della coalizione di centrodestra alle politiche: “Adesso è il momento della Meloni, dalla destra, che si tira dietro Salvini e Berlusconi. Bene, godetevela voi. Hai voluto la bicicletta? Pedala“.
Quando Bianchi gli fece notare che, in realtà, le conseguenze di quella vittoria le avremmo vissute tutti, Guccini replicò con un sorriso amaro: “Sì, ma uno che non l’ha votata può dire: “Io ve l’avevo detto”. È una soddisfazione da poco, ma è pur sempre una soddisfazione”.
Nel corso dell’intervista tornò anche su un episodio che aveva già raccontato in passato: l’invito ricevuto da Giorgia Meloni a partecipare ad Atreju, quando l’attuale presidente del Consiglio muoveva ancora i primi passi nella politica nazionale come dirigente della destra giovanile.
“Ebbi una telefonata da Meloni e io non sapevo neppure chi fosse – raccontò Guccini – Voleva che partecipassi a un incontro ad Atreju. Io cortesemente rifiutai, come era ovvio”.
L’artista sottolineò più volte come tanto l’invito quanto il rifiuto fossero avvenuti nel segno della reciproca cortesia. Nessun rancore personale, ma la distanza politica di chi non aveva mai condiviso l’orizzonte ideale dell’interlocutrice. Meloni, dal canto suo, non aveva mai nascosto di apprezzare alcune delle sue canzoni, in particolare Cirano, che citava già nei suoi interventi giovanili. Un apprezzamento che Guccini, tuttavia, non interpretò mai come una reale sintonia: a suo giudizio, della sua opera “non aveva capito nulla”.
L’aneddoto si intrecciò con un’altra vicenda, questa volta più polemica. Qualche anno prima Guccini aveva riscritto in chiave goliardica Bella ciao, inserendo riferimenti a Salvini, Berlusconi e “i fasci della Meloni”. La leader di Fratelli d’Italia reagì parlando di “istigazione all’odio”. Il cantautore replicò accusandola di avere la “coda di paglia”.
A Propaganda Live tornò sull’episodio: “La Meloni pensava che mi riferissi a piazzale Loreto, ma non mi riferivo assolutamente a quello. Io pensavo alle feste eleganti di Berlusconi, al mojito e al Papeete di Salvini, alla Meloni che voleva spezzare le reni alla Grecia. Non pensavo assolutamente a piazzale Loreto. Invece mi ha infamato. Con la Meloni non ci siamo più chiariti, né mi ha più invitato”.
Nel corso della stessa intervista Guccini affrontò anche il tema della memoria storica. Richiamando alcune considerazioni di Pier Luigi Bersani, osservò che sarebbe stato importante sentire dalla leader di Fratelli d’Italia un riconoscimento esplicito del valore del 25 aprile e della Resistenza.: “Secondo Bersani, queste cose Meloni non le dirà mai”.
E aggiunse con una delle sue battute più taglienti: “La Meloni dice: “Quando sono nata io, il fascismo non c’era più”. Però si definisce cristiana, e quando è nata lei, Cristo era già morto. Ha voluto mantenere la fiamma nel simbolo del suo partito. Il problema è che la gente, spesso, dimentica le cose”.