Incontro Rubio-Lavrov, il ministro russo: “Inammissibile l’invio di armi all’Ucraina”. La replica: “Pronti a parlare, ma andiamo avanti col sostegno”
Stati Uniti e Russia tornano a parlare per vie ufficiali. Dopo gli ultimi tentativi di pacificazione tra Mosca e Kiev che, dopo il loro fallimento, avevano provocato nuovamente la delusione di Donald Trump, con lo spostamento dell’attenzione americana sul dossier mediorientale, ecco che i capi della diplomazia dei due Paesi, Sergej Lavrov e Marco Rubio, hanno tenuto un bilaterale a margine degli eventi Asean di Manila, nelle Filippine. Un’occasione d’incontro voluta, precisano da Mosca, dalla controparte ma che ha come obiettivo la ripresa e il raffrozamento dei rapporti tra i due Paesi e, ovviamente, la ricerca di nuove strade da percorrere per arrivare alla fine del conflitto in Ucraina.
A esplicitare quale sia il punto di partenza di eventuali trattative per Mosca ci ha pensato il ministro degli Esteri della Federazione, sottolineando di voler verificare se per la controparte erano ancora validi i principi stabiliti nello storico incontro in Alaska tra Vladimir Putin e Donald Trump. Lavrov ha poi ricordato al segretario di Stato Usa che l’invio di armi all’esercito di Volodymyr Zelensky è considerato una mossa inaccettabile in vista di qualsiasi ipotesi di colloquio tra le parti in guerra: Lavrov, si legge nel comunicato del Ministero degli Esteri russo, “ha informato il suo omologo americano sulla reale situazione lungo la linea di contatto e ha sottolineato l’inammissibilità di un ulteriore armamento del regime di Kiev. Lavrov ha ribadito la disponibilità della Russia a una soluzione politica e diplomatica del conflitto e il suo impegno a favore delle proposte avanzate dalla parte americana durante l’incontro tra i presidenti Vladimir Putin e Donald Trump ad Anchorage, alle quali il leader russo ha aderito”.
Più coperta è apparsa invece la posizione degli Stati Uniti. A margine del bilaterale, durato circa mezz’ora, Rubio non ha voluto rispondere alle domande dei giornalisti che, tra le altre cose, hanno cercato di capire se avrebbe chiesto a Lavrov se la Russia stesse aiutando l’Iran a colpire obiettivi nel Golfo. Il segretario di Stato si è limitato a parlare di “una buona conversazione, una conversazione franca” ed ha poi aggiunto che “se la pace arriverà sarà grazie a nuove idee e nuovi concetti e noi siamo pronti a proporne alcuni nel contesto e nella forma adeguati, qualora se ne presentasse l’occasione e le condizioni fossero favorevoli. Siamo pronti a svolgere quel ruolo in modo positivo”. Washington, quindi, non vuole scoprirsi troppo per evitare di rimanere scottata come nel corso dell’ultimo round di colloqui, definiti dallo stesso Rubio “infruttuosi o quantomeno sterili. Questa è stata la sfida, trovare una soluzione che entrambe le parti possano accettare. Abbiamo provato e continueremo a provare per vedere se riusciamo, come sapete, a trovare una via di mezzo che permetta di raggiungere questo obiettivo. E siamo pronti a svolgere quel ruolo se se ne presenterà l’occasione”. Il capo della diplomazia Usa ha voluto chiarire, rispondendo in parte ai diktat di Lavrov, che il sostegno militare di Washington all’Ucraina rimane immutato, con i trasferimenti di armi che proseguono attraverso l’iniziativa Purl della Nato.
I colloqui, da quanto trapela, sono rimasti a un livello più superficiale, soprattutto riguardo al dossier mediorientale. Il punto centrale era la “normalizzazione del funzionamento delle missioni diplomatiche tra Russia e Stati Uniti”, con Mosca che ha “accolto con favore la ripresa dei contatti a pieno regime tra Roscosmos e Nasa, esprimendo inoltre il proprio sostegno allo sviluppo degli scambi interparlamentari e dei legami culturali. È stato raggiunto un accordo per proseguire i contatti tra i ministeri degli Esteri, anche attraverso la partecipazione dei due Paesi a organizzazioni internazionali”. Spazio anche alla situazione nel Golfo Persico, ovviamente, ma senza che le due parti abbiano fornito ulteriori informazioni.