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Droni attaccano 2 navi gasiere (una degli Usa) nel porto egiziano di Damietta. Il Nyt: “Opera dell’Iran”. Che smentisce e accusa Israele e Ucraina

Il Cairo conferma gli incendi sulla piattaforma americana Energos Winter e sulla metaniera greca GasLog Salem. Teheran tira in ballo Kiev, un nuovo passo verso la saldatura tra i due principali fronti di guerra alle porte dell'Europa
Droni attaccano 2 navi gasiere (una degli Usa) nel porto egiziano di Damietta. Il Nyt: “Opera dell’Iran”. Che smentisce e accusa Israele e Ucraina
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Un attacco con droni ha colpito due navi gasiere nel porto di Damietta, in Egitto, sul mar Mediterraneo. Si tratta del primo raid che colpisce direttamente il terminale, uno dei principali snodi egiziani per l’esportazione di gas verso l’Europa. L’episodio assume un rilievo particolare perché segna che il conflitto rischia di estendersi ben oltre il Mar Rosso e il Golfo Persico, aree al centro della guerra tra gli Stati Uniti e l’Iran.

A finire nel mirino è stata la Energos Winter, una Fsru (Floating Storage and Regasification Unit), cioè un’unità galleggiante di stoccaggio e rigassificazione del gas naturale liquefatto. La nave, lunga circa 295 metri e con una capacità di stoccaggio di circa 138.250 metri cubi di Gnl, appartiene alla società statunitense Energos Infrastructure, controllata da fondi gestiti da Apollo Global Management, ed è noleggiata dalla compagnia statale Egyptian Natural Gas Holding Company (EGAS) per rafforzare la sicurezza energetica del Paese.

L’altra nave colpita è la GasLog Salem, una metaniera lunga circa 300 metri che può stoccare fino a 174.000 metri cubi di gas naturale liquefatto, gestita dalla compagnia greca GasLog ed era ormeggiata al terminale di Damietta per operazioni legate all’esportazione di Gnl. L’esplosione ha provocato un vasto incendio e il governo del Cairo ha confermato che non ci sono vittime né feriti. Nelle ore successive, il Consiglio dei ministri egiziano e il ministero del Petrolio hanno confermato che l’incendio è stato provocato da un attacco con droni, senza specificare da quale paese provenissero.

Il New York Times sostiene che dietro al raid ci sia l’Iran. Secondo il quotidiano, che cita due fonti iraniane anonime, l’operazione sarebbe stata concepita da Teheran per dimostrare di essere in grado di colpire le rotte energetiche e commerciali internazionali qualora decidesse di intensificare il confronto con Stati Uniti e Israele. Le stesse fonti non precisano però se il drone sia stato lanciato dal territorio iraniano oppure da una milizia alleata nella regione. Donald Trump ha dichiarato di essere stato informato e, rispondendo a una domanda sul possibile coinvolgimento iraniano, ha affermato che si trattava di “più o meno la stessa cosa“. Ora, ha aggiunto, “li colpiremo duramente perché è il nostro turno”. Ma Washington non ha diffuso elementi di intelligence o prove pubbliche a sostegno dell’accusa.

Gli Houthi, i ribelli sciiti alleati dell’Iran nello Yemen, hanno negato ogni coinvolgimentoe anche da Teheran è arrivata una netta smentita. “Non abbiamo preso di mira il porto di Damietta in Egitto”, ha detto una fonte del ministero degli Esteri al media libanese Al Nahar. Le relazioni tra i due paesi “sono salde e forti, basate sul rispetto reciproco e sugli interessi condivisi”, ha proseguito la fonte, adombrando la possibilità di un coinvolgimento di Israele e Ucraina. Tel Aviv ha “una lunga storia di operazioni di disinformazione e guerra psicologica, comprese quelle note come operazioni ‘false flag‘”. Negli ultimi mesi, poi, “anche l’Ucraina si è impegnata in questo tipo di operazioni’. Il Consigliere per la Sicurezza Nazionale iracheno ha rivelato l’attività di elementi legati all’Ucraina che conducono operazioni di disinformazione nella regione, in collaborazione con l’entità sionista, per ampliare la portata della guerra”.

A cosa si riferisce la fonte? Lunedì l’agenzia di stampa irachena Shafaq News Agency, citando il consigliere per la sicurezza nazionale Qasim al-Aboudi, ha riferito che le autorità di Baghdad avevano arrestato alcune persone con l’accusa di lavorare per l’Ucraina e di aver compiuto diversi attentati. “Durante gli interrogatori – ha detto al-Aboudi in un’intervista televisiva -, hanno ammesso di lavorare per l’Ucraina”. “Riteniamo inaccettabile e irresponsabile che un alto funzionario di uno stato amico diffonda pubblicamente tali dichiarazioni senza prove adeguate”, ha risposto seccata Kiev.

Il riferimento agli “interessi ucraini” e l’ennesimo passo verso la saldatura tra i due principali fronti di guerra alle porte dell’Europa – quello tra Usa e Iran e quello russo-ucraino – nasce dall’attacco compiuto nei giorni precedenti contro una nave commerciale iraniana nel Mar Caspio. Secondo Teheran, un drone di Kiev avrebbe colpito il mercantile Shahr-e Kord, provocando la morte di almeno un membro dell’equipaggio.

(Articolo modificato alle 18.05)

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