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Israele, la denuncia del giornale Haaretz: “Rimossi i nostri cartelloni pubblicitari a Tel Aviv dopo le pressioni del partito di Netanyahu”

L'avvocato del Likud ha accusato il quotidiano di fare campagna elettorale e ha minacciato azioni legali
Israele, la denuncia del giornale Haaretz: “Rimossi i nostri cartelloni pubblicitari a Tel Aviv dopo le pressioni del partito di Netanyahu”
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È una guerra che dura da tempo quella del governo di Israele contro la libertà di stampa e che negli ultimi anni si è intensificata, con leggi ad hoc e attacchi sempre più frequenti. L’ultimo episodio riguarda lo storico giornale israeliano Haaretz, liberale e di centrosinistra, considerato dall’esecutivo guidato dal primo ministro Benjamin Netanyahu una spina nel fianco. Questa settimana una campagna pubblicitaria lanciata dal quotidiano è stata rimossa dai cartelloni pubblicitari di Tel Aviv e del centro di Israele, a causa delle pressioni del partito di Netanyahu Likud, che ha sostenuto che si trattasse di propaganda elettorale illegale.

La campagna di Haaretz è stata lanciata sui social media e sui cartelloni pubblicitari in vista delle elezioni della Knesset previste per il 27 ottobre. Il messaggio centrale della campagna di Haaretz è che “un giornalismo libero, professionale e credibile non è scontato; è una condizione essenziale per la democrazia“. Il fulcro della campagna, spiega il quotidiano, “è un teaser con la didascalia È possibile, che rimanda a una landing page in cui vengono illustrati i messaggi principali della campagna. Poco dopo il lancio, Ilan Bombach, avvocato che rappresenta il Likud, ha inviato una lettera a Gali Arnon, Ceo del gruppo Haaretz, minacciando azioni legali se la campagna non fosse stata rimossa”. Secondo il legale, “lo scopo principale è influenzare l’elettore nella sua scelta e infondergli la speranza che la coalizione uscente possa essere sostituita alle prossime elezioni”.

Bombach ha scritto anche alla società di gestione dei cartelloni pubblicitari che ha deciso poi di rimuovere la pubblicità dall’Azrieli Center di Tel Aviv. In una lettera di risposta inviata dal gruppo Haaretz tramite i suoi avvocati, Haaretz ha chiarito che la campagna non include alcun invito a votare a favore o contro alcun partito politico, non cerca di persuadere il pubblico a sostenere alcuna lista elettorale specifica e non costituisce propaganda elettorale ai sensi di legge.

Haaretz ricorda che la sua redazione è stata attaccata già nelle scorse settimane la redazione, e una lettera di minacce di morte contro i giornalisti è stata affissa all’ingresso di Canale 12. “Questa violenza non nasce dal nulla. Si sviluppa in un clima pubblico in cui il governo etichetta ripetutamente i media come nemici. Il tentativo di mettere a tacere il giornalismo attraverso pressioni legali, insieme alla continua istigazione contro i giornalisti, fa parte della stessa pericolosa tendenza”.

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