La guerra all’Ucraina fa paura anche al Kazakistan (che protesta con Putin): i raid a lungo raggio rischiano di bloccare l’export di petrolio
L’Ucraina sta intensificando gli attacchi nei confronti di quella che è stata definita l’Amazon russa, la piattaforma di e-commerce Wildberries fondata nel 2004 dall’imprenditrice Tatyana Bakalchuk. L’obiettivo è colpire la catena logistica che alimenta la macchina bellica agli ordini del Cremlino, con Kiev che accusa Wildberries di gestire anche il trasporto di droni e altro equipaggiamento militare con i propri centri di smistamento, ora nel mirino ucraino. I colpi inferti sono stati così mirati che l’azienda avrebbe perso il 10% della propria capacità di stoccaggio. Mosca sta provando a correre ai ripari e, secondo alcune indiscrezioni riportate da Reuters, sta valutando di fornire supporto finanziario anche attraverso la banca statale VTB.
Non solo: la situazione si sta aggravando al punto che Wildberries, che è il più grande rivenditore online del Paese, si è attivata con urgenza per individuare magazzini nel vicino Kazakistan e sarebbe addirittura disposta a prendere in affitto tutta la capacità logistica disponibile sul vastissimo territorio della repubblica centro-asiatica. Operazione che potrebbe rivelarsi complicata, considerando che alcuni esperti del settore immobiliare interpellati dal quotidiano russo Kommersant hanno sottolineato come lo spazio logistico sul mercato in Kazakistan sia molto limitato in termini di metri quadrati. Un bel grattacapo, considerando che Wildberries punta a mettere al riparo la propria rete di stoccaggio e trasporto dagli attacchi ucraini.
I destini di Ucraina, Russia e Kazakistan sono però legati anche su altri fronti. Nei giorni scorsi ha fatto il giro del mondo uno stralcio dell’incontro bilaterale a favore di telecamere che il presidente kazaco Kassym-Jomart Tokayev ha avuto con l’omologo russo Vladimir Putin nell’ambito del 22esimo Forum sulla cooperazione interregionale tra i due Paesi. L’uomo forte di Astana ha usato toni molto netti, suggerendo all’inquilino del Cremlino di congelare il conflitto in Ucraina e di riattivare il tavolo negoziale per cercare di giungere a una soluzione diplomatica, anche per evitare la continua perdita di giovani vite. Tokayev ha inoltre detto a Putin che il Kazakistan ha sempre rispettato il popolo ucraino, la sua lingua e la sua cultura, aggiungendo che la natura della guerra non sarebbe del tutto chiara. Va detto che negli ultimi anni il governo kazaco è stato particolarmente abile a destreggiarsi tra la storica vicinanza alla Russia – che su molti fronti inizia a stare stretta – e un rapporto molto cordiale con l’Ucraina.
Da più parti la mossa è stata vista come un duro colpo inferto dal Kazakistan alla Russia, a seguito del quale quest’ultima sarebbe ancora più isolata dal punto di vista internazionale, considerando che la repubblica centro asiatica è sulla carta una delle maggiori alleate della Federazione. D’altronde la stessa Ucraina ha colto la palla al balzo e ha rilanciato le parole di Tokayev.
A guidare il leader kazaco però potrebbe essere stata soprattutto la paura che il conflitto continui ad ampliarsi e a riguardare sempre di più anche il Mar Nero. Il Kazakistan è un gigante del settore petrolifero a livello mondiale e il secondo fornitore al mondo di greggio all’Europa. Un gigante, sì, ma potenzialmente dai piedi d’argilla. L’80% del petrolio kazaco che viene esportato raggiunge infatti i mercati internazionali attraverso un oleodotto che transita per il territorio russo prima di arrivare sulla costa del Mar Nero. I recenti attacchi ucraini hanno messo in seria difficoltà i terminal gestiti da Mosca sul bacino e, a cascata, impedito per alcuni giorni al Kazakistan di esportare. Il flusso in direzione ovest è poi ripartito ma non è detto che nuove interruzioni non siano in vista, soprattutto se Kiev dovesse proseguire con i suoi attacchi mirati. In quel caso i contraccolpi per l’economia del Paese centro-asiatico e per gli Stati importatori di greggio potrebbero essere difficili da assorbire.
Se da un lato la geografia sembra aiutare Astana, come il caso di Wildberries dimostra, dall’altro l’ampliamento del confronto militare tra Mosca e Kiev sta arrivando a toccare con sempre maggiore forza gli interessi del Kazakistan, una situazione che mette a rischio anche il già delicato equilibrio energetico globale.