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"Cercavo un ambiente più aperto e sereno. All’estero l’ho trovato" - 3/5

Al fattoquotidiano.it centinaia di lettori hanno replicato alle dichiarazioni della ministra scrivendoci una mail a fattocervelli@gmail.com. "La favola del posto fisso è una trappola in una società che deve essere dinamica". E ancora: "I giovani che se ne vanno hanno speso anni a studiare in Italia e si ritrovano a farsi umiliare nel mondo del lavoro, pagati poco, sfruttati e senza prospettive"
"Cercavo un ambiente più aperto e sereno. All’estero l’ho trovato" - 3/5
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“Cercavo un ambiente più aperto e sereno. All’estero l’ho trovato”

Andrea Zeno Villa – Ho lasciato Milano e l’Italia non per cercare migliori opportunità di lavoro, anche se una tassazione che nel mio ultimo anno di partita Iva ha sfiorato il 60% rende difficile costruirsi un futuro senza una famiglia alle spalle. Sono partito soprattutto per lo stile di vita e la salute sociale: troppa invidia, critica, negatività e paura del diverso. Cercavo un ambiente più aperto e sereno, dove crescere una famiglia in modo sano. E all’estero l’ho trovato.

Tommaso Antonelli – Dopo il master a Milano ho lavorato come ingegnere in Italia per circa 2 anni nel settore della microelettronica. Anche se avevo un posto fisso ben pagato, ho lasciato tutto e mi sono trasferito in Scozia per un PhD in fisica. In un mondo così dinamico le garanzie non mi interessavano. Ormai è normale, anzi conviene cambiare lavoro diverse volte per acquisire nuove competenze e aprirsi la mente. La favola del posto fisso è una trappola in una società così dinamica come quella attuale. Inibisce la crescita professionale e personale. Non siamo più nel 1800 dove il contadino, figlio di contadini faceva il contadino tutta la vita. Il problema italiano non sta nei giovani che vanno via, ma sta nel fatto che l’Italia non attrae giovani dall’estero, soprattutto dal resto dell’Europa. Non c’è quel ricircolo che alimenta una visione più aperta del mondo.

Carlo – Mio figlio da 11 anni è scappato in Spagna, precisamente in Andalusia. Qui lavorava 12/14 ore al giorno, sottopagato con qualifica di aiuto cuoco. Oggi è chef executive in un hotel a 4stelle, lavora 7 ore al giorno per 5 giorni, 14 mensilità più bonus e 30 giorni di ferie.

Anna – Ministra, ho una triennale e una magistrale in Scienze Politiche. Poi master a pagamento, stage da 500 €, mobbing, tre anni di apprendistato e, infine, 1.300 € netti. A Roma un affitto costa 800 €. Ho 28 anni e vorrei dei figli: come? Siamo al minimo STORICO dal dopoguerra sulle nascite. E da donna devo subire anche molestie, mentre mi fate compilare questionari sulla parità. E non ditemi “vai via”: ho studiato mentre accompagnavo mia madre a fare la chemioterapia. Ci avete deluso. Qui lavorare non basta per vivere.

Michele Fornaroli – Da ingegnere espatriato sono davvero sconfortato dalle dichiarazioni del ministro Calderone. Quando ero in Italia guadagnavo 1600€ al mese, ora in Olanda ne guadagno il triplo. Ciò che mi indigna di più delle dichiarazioni del ministro é la mancata consapevolezza che il dà lei citato sistema di contrattazione collettiva nazionale, insieme alle molte “garanzie” offerte ai lavoratori dipendenti nel nostro paese non sono affatto un motivo per restare. Tutt’altro! Sono invece una barriera agli investimenti posta nei confronti delle imprese, soprattutto al sud (visto ad esempio che i livelli salariali dei CCNL non sono normalizzati rispetto al costo della vita). L’eccessivo carico di obblighi scoraggia la formazione di nuove imprese nel nostro paese, e mi ha portato ad emigrare. Per gli investimenti, la crescita, e di conseguenza i salari, servirebbero invece politiche di stampo liberista, così come ci viene consigliato dagli organismi economici internazionali (ocse, fmi, bce..), oltre che una politica energetica che rimuova i vincoli a nuove e vecchie tecnologie come rinnovabili (vedi il caso sardegna) e nucleare. Questo governo però, ahimè, non sta facendo nulla al riguardo!

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