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"Come fa Calderone a ignorare l'ovvio? Ne ho avuto abbastanza di quello che ho visto in Italia" - 5/5

Al fattoquotidiano.it centinaia di lettori hanno replicato alle dichiarazioni della ministra scrivendoci una mail a fattocervelli@gmail.com. "La favola del posto fisso è una trappola in una società che deve essere dinamica". E ancora: "I giovani che se ne vanno hanno speso anni a studiare in Italia e si ritrovano a farsi umiliare nel mondo del lavoro, pagati poco, sfruttati e senza prospettive"
"Come fa Calderone a ignorare l'ovvio? Ne ho avuto abbastanza di quello che ho visto in Italia" - 5/5
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“Come fa Calderone a ignorare l’ovvio? Ne ho avuto abbastanza di quello che ho visto in Italia”

Giampaolo Capelli – Su una cosa la ministra Calderone ha ragione: l’Italia è il paese più bello del mondo, lo sanno tutti e lo imparano anche quelli che hanno dei dubbi, una volta espatriati. E quindi? Questo basterebbe a riempire il conto corrente per pagare vitto e alloggio? Ma su tutto il resto, la ministra si sbaglia, come fa la ministra a ignorare l’ovvio? Non sembra all’altezza del suo compito, e non si capisce da dove trovi le fonti per quello che dice. In Italia non c’è uno stipendio minimo e non c’è più la protezione originale dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, ma soprattutto non c’è una cultura sana del lavoro, né investimenti necessari. Sulla “fuga dei cervelli”, poi, si deve considerare che parliamo di giovani che hanno speso anni a studiare in Italia e si ritrovano a farsi umiliare nel mondo del lavoro, pagati poco, sfruttati e senza prospettive. Mi sono laureato a Bologna in ingegneria informatica nel 2025 e dopo alcune esperienze professionali a Bologna sono emigrato in Francia nel 2012, dove ho messo radici. Non tornerò in Italia, non per lavorare, probabilmente tornerò da vecchio. Mi manca molto l’Italia, Bologna, i miei amici, mia mamma, la mia cultura, ma ne ho avuto abbastanza di quello che ho visto. Nella mia esperienza e nel mio campo in Italia gli unici che guadagnano uno stipendio dignitoso sono i ‘manager’ (termine triste preso dalla cultura angloamericana purtroppo dominante nel nostro paese colonia degli Usa). Tutti gli altri arrancano, arrivano a fine mese con “l’acqua alla gola”. Quante volte in Italia ho sentito dire “per guadagnare bisogna uscire dal tecnico”! Invece qui gli ingegneri come me, i tecnici, sono più rispettati, non è necessario fare il segretario coordinatore di un progetto facendo finta di gestire delle persone, per guadagnare uno stipendio decoroso e avere prospettive decenti di vita. Tutti a tentare disperatamente di fare il capetto, il “team leader”, il “manager”, gestire, comandare qualcuno, senza ovviamente mai sporcarsi davvero le mani, perché quello lo fa chi sta sotto nella gerarchia, e l’obiettivo è scappare da quella cerchia per salire in alto, scalare il successo. Già questo basterebbe a motivare l’espatrio, poi ci sono anche i temi di gestione familiare: asili nido, scuole, campi solari. Con cosa paghiamo il campo solare? Con la bellezza del paese?
Federico Lombardi – Come ex direttore della scuola di specializzazione in cardiologia di Unimi spesso alla fine dei 4 anni di specializzazione (oltre ai 6 di Medicina) molti ragazzi preparati che avevano avuto esperienze all’estero mi chiedevano: “Professore ho offerte da molti paesi europei con salario di 3500-4000 euro e la possibilità di continuare a fare almeno due giorni alla settimana, attività nel mio campo (Emodinamica, elettrofisiologia, ecc) che cosa mi offre la sanità italiana? La risposta era 1800- 2000 euro e soprattutto attività ambulatoriale, guardie e meno specialistica. Questo spiega perché spesso i migliori lasciavano l’Italia.

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