Se c’è un nome che nel 2026 è passato dai palcoscenici della danza contemporanea alle prime pagine dei quotidiani nazionali, quello è Diego Tortelli. Il motivo? È lui il regista del movimento scelto per firmare la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, andata in scena il 22 febbraio all’Arena di Verona con lo spettacolo “Beauty in action”. Ma chi è davvero l’uomo dietro quella coreografia diventata virale in tutto il mondo?
Classe 1987, bresciano doc, Tortelli muove i primi passi (letteralmente) allo Studio 76 della sua città. Da lì il salto a Roma, all’Accademia Nazionale di Danza, e poi la tappa che in Italia vale come un timbro di garanzia per chiunque voglia fare danza sul serio: l’Accademia Teatro alla Scala di Milano. Una formazione classica e rigorosa, che però non gli ha impedito di diventare uno dei coreografi più sperimentali e “fuori dagli schemi” della scena europea.
Ho fatto un anno e mezzo prima all’Accademia di Roma e poi a 16 anni sono entrato alla Scala, ho iniziato a ballare a 8 anni. Credo che fossi un bambino molto attivo e che reagiva molto bene alla musica, era qualcosa che sicuramente mi attraeva, mia madre ha se,pre ascoltaot moltisisma musica classica in casa e vedendomi muovere mi ha chiesto se volessi provare. Poi i maestri hanno iniiato a vedere che avevo un talento fisico, una possibilità e quindi mi hanno spinto ad andare avanti”.
“Alla Scala ti insegnano che devi essere in grado di essere parte di un corpo di ballo, – ha affermato il coreografo e ballerino a La Stampa – ma allo stesso tempo riuscire a creare la tua personalità per avere delle opportunità. Poi ovviamente c’è la prestazione tecnica, le disposizioni fisiche che ti permettono di diventare solista o un primo ballerino, ma proprio a livello emotivo ti educano a non perdere mai la tua personalità e non viene mai utilizzato un esempio.
E ancora: “Nonostante Roberto Bolle fosse il grandissimo nome che è non ricordo una lezioen con i maestri che hanno formato Roberto Bolle che ci dicessero ‘dovete diventare come lui, prendete lui ad esempio’. Eravamo sempre noi obbligati ad essere l’esempio di noi stessi per cercare di migliorere. Quindi non ho mai avuto, diciamo, un danzatore maschile di riferimento”.
Poi un aneddoto sulle selezioni: “Ricordo che alla Scala, durante l’esame, ancora prima di iniziare a fare la lezione di classico, ci hanno pesato e ci hanno fatto un esame medico molto dettagliato sul quale assolutamente non hanno sbagliato. Avevo 16 anni e mi hanno detto esattamente come sarei diventato a 18/19 anni. Quali erano i miei limiti, le cose sulle quali valeva la pena lavorare, le cose sulle quali era inutile perderci tempo perché non sarebbero migliorate. Poi mi hanno preso, quindi vuol dire che i pro erano più dei contro”.
“Però mi ricordo che ero rimasto un pochettino scioccato – ha affermato – dal fatto che ancora prima di vedermi alla sbarra avevano controllato se le mie articolazioni avessero flessibilità, come anche la schiena. E poi peso, massa muscolare…Oggi le cose sono molto cambiate. Sono nate anche tante stelle che non sono, diciamo così, “perfette” ma con grande carisma e una grande capacità di lavoro e di empatia. Non si può basare una selezione solo ed esclusivamente sul corpo. Per esempio la ballerina che ho scelto per Bodies on Glas, è un’olandese, ha un corpo bellissimo, però è molto alta e magari in una compagnia non sarebbe stata presa”.