Rutherford: "La paura crea solo problemi e diventa panico" - 3/4
Quattro, cinque mesi in balia delle onde, da soli, farebbero paura a molti. Ma a People, Rutherford ha confessato che la solitudine non gli dispiace: “Alcune persone probabilmente avrebbero paura di stare qui da sole nell’Oceano Artico. A me non dà fastidio. Devi accettarlo a livello personale, devi accettare dove ti trovi, accettare il fatto che potresti morire prima ancora di partire. Così, quando ti trovi in mezzo alle tempeste, non hai paura. Perché la paura crea solo problemi. La paura diventa panico, e il panico si trasforma in infortuni o perdita della vita, o perdita della barca, o entrambe le cose”. Il timore è umano, ma secondo il velista il segreto sta nell’imparare a domarlo, perché “altrimenti sarà lui a controllare te”.
Dall’inizio del suo viaggio, adesso, sono passati circa 30 giorni. Ed è capace già di tracciare un primo bilancio: “Va tutto bene finché sei in mare aperto e navighi in solitaria. Puoi mettere i piedi in alto e leggere un libro, puoi dormire di più e godertela finché puoi. Sei grato di avere questo tempo e cerchi di recuperare il sonno arretrato, di metterti in pari con i lavori sulla barca e la manutenzione”. La rotta verso la Russia, ora, sarà più impegnativa. Niente internet, notti più buie, controlli radio con Mosca ogni 24 ore. E poi l’ostacolo del mare, che è sempre un’incognita. “È come quando scali una montagna enorme: alcuni tratti saranno molto più duri e altri molto più facili. Sarà quel che sarà, e va bene così. È semplicemente la natura dell’Artico in quella specifica regione”.