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“Sinner vuole al suo fianco persone che gli dicano quello che lui non vuole sentirsi dire”: Vagnozzi racconta la “più grande qualità” del numero 1

Il coach intervistato dal Corriere della Sera racconta come si allena Jannik Sinner: dal loro primo incontro agli aspetti che permettono all'altoatesino di continuare a migliorarsi
“Sinner vuole al suo fianco persone che gli dicano quello che lui non vuole sentirsi dire”: Vagnozzi racconta la “più grande qualità” del numero 1
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La qualità decisiva di Jannik Sinner non si vede soltanto nei colpi, nel servizio o nella capacità di leggere la partita. Per Simone Vagnozzi è soprattutto la disponibilità ad ascoltare anche le parole più scomode. “La sua più grande qualità è volere al fianco persone che gli dicano quello che lui non vuole sentirsi dire“, spiega l’allenatore nell’intervista realizzata da Walter Veltroni per il Corriere della Sera.

È anche così che il talento già evidente del ventenne arrivato al numero 10 del ranking si è trasformato nel giocatore capace di raggiungere la vetta e dominare il tennis mondiale. Vagnozzi racconta che Sinner non chiude la porta alle critiche: anche quando viene affrontato “a muso duro” dopo una partita, il giorno successivo riflette, reagisce e accetta quanto gli è stato detto. È il metodo che ha permesso a lui, Vagnozzi e Darren Cahill di ampliare il gioco dell’azzurro: più flessibilità tattica, maggiore conoscenza degli avversari e la capacità di scegliere soluzioni diverse senza perdere la propria identità.

“Si capiva subito che aveva un talento raro ma anche una gran voglia di far bene. Era già centrato, concentrato su quello che faceva. Era numero dieci del mondo a vent’anni. Era già un fenomeno, ma si capiva che era pronto per andare oltre. E ci siamo arrivati”, racconta Vagnozzi. Che poi sempre su Sinner sottolinea: “Lui è stato bravissimo a migliorarsi tanto, con l’intelligenza della disponibilità ad affinare un talento naturale e prepotente“. Il coach ribadisce la grande qualità del due volte vincitore di Wimbledon: “Non lo abita la presunzione che avrebbe il diritto di avere. Anche se lo prendi a muso duro dopo una partita, lui il giorno dopo ci pensa, reagisce e accetta quello che gli hai detto”.

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