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Il primo colloquio con Sinner: "Speravo non fosse contento del numero 10. Voleva diventare il numero uno" - 2/4

Il coach intervistato dal Corriere della Sera racconta come si allena Jannik Sinner: dal loro primo incontro agli aspetti che permettono all'altoatesino di continuare a migliorarsi
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Il primo colloquio con Sinner: “Speravo non fosse contento del numero 10. Voleva diventare il numero uno”

Vagnozzi diventò allenatore di Sinner nel 2022, dopo la separazione da Riccardo Piatti. A metterli in contatto fu Alex Vittur, manager del giocatore e testimone di nozze dell’allenatore. I due si erano già incrociati: Jannik era passato nel box di Marco Cecchinato a Montecarlo e poi aveva affrontato a Melbourne Stefano Travaglia, allora seguito proprio da Vagnozzi. Ma il momento decisivo arrivò nel primo vero colloquio. “Speravo non mi dicesse che era contento di essere il n.10 del mondo. E così fu. Voleva diventare il n.1“, ricorda.

L’ambizione era già chiara, ma per raggiungere l’obiettivo serviva intervenire su più livelli. Sinner “allora faticava con Nadal, Djokovic, Tsitsipas. Per diventare leader bisognava migliorare tante cose. Era già fortissimo, ma bisognava potenziare la dimensione fisica e muscolare, lavorare sull’aspetto mentale“. Da allora sono cambiati il servizio, la gestione del punto, la sicurezza a rete e l’uso della smorzata. “Se ripenso a Jannik di cinque anni fa, quando abbiamo iniziato, oggi lo vedo completamente diverso“, osserva Vagnozzi.

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