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"Sto rinunciando alla mia gioventù, non posso mollare": il mantra di Sinner secondo Vagnozzi - 4/4

Il coach intervistato dal Corriere della Sera racconta come si allena Jannik Sinner: dal loro primo incontro agli aspetti che permettono all'altoatesino di continuare a migliorarsi
"Sto rinunciando alla mia gioventù, non posso mollare": il mantra di Sinner secondo Vagnozzi - 4/4
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“Sto rinunciando alla mia gioventù, non posso mollare”: il mantra di Sinner secondo Vagnozzi

La capacità di non arrendersi è l’altra faccia del sacrificio. Vagnozzi traduce così il pensiero che, secondo lui, accompagna Sinner nei passaggi più difficili: “Io mi sto sacrificando tantissimo, sto rinunciando alla mia gioventù per questo gioco e non posso sicuramente mollare“. È la lettura che l’allenatore dà del meccanismo mentale che spinge il numero uno a reagire anche quando si trova sotto nel punteggio. La stessa forza è emersa durante la squalifica per la vicenda della pomata, vissuta dal gruppo come un momento complicato perché Sinner sentiva di non avere colpe. La risposta fu cercare il lato utile di quella pausa: recuperare energie, ricaricarsi e intervenire su un aspetto tecnico.

“Quando scende in campo cancella tutto quello che c’è fuori, lo rimuove. Conta solo la partita”, racconta Vagnozzi su Sinner. Anche i malesseri accusati in alcune occasioni non vengono ridotti a una sola spiegazione: caldo, stanchezza, tensione e stress possono sommarsi, perché “questi ragazzi non sono automi“. Sinner però continua a reagire, sostenuto dalla convinzione che tutto il lavoro e le rinunce compiute non possano concludersi con una resa. Vagnozzi è chiaro: “Ma c’è tanta fatica, tanto studio, tanta applicazione da parte sua. Jannik ha una gran voglia di imparare. Di migliorare sempre“.

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