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Il retroscena di Vagnozzi su Sinner: "In cinque anni ho dovuto motivarlo solo due o tre volte" - 3/4

Il coach intervistato dal Corriere della Sera racconta come si allena Jannik Sinner: dal loro primo incontro agli aspetti che permettono all'altoatesino di continuare a migliorarsi
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Il retroscena di Vagnozzi su Sinner: “In cinque anni ho dovuto motivarlo solo due o tre volte”

La trasformazione di Sinner, secondo Vagnozzi, nasce soprattutto da una disponibilità al lavoro fuori dal comune. Alla domanda se Sinner sia un lavoratore indefesso, la risposta è immediata: “Sì, davvero pauroso. Forse in cinque anni avrò dovuto motivarlo due o tre volte“. Il numero uno è quasi sempre il primo a chiedere un sacrificio in più, ad ascoltare e a cercare un dettaglio da perfezionare. Anche i progressi apparentemente più naturali sono il risultato di ore di allenamento. “Nel 2022 – ricorda il coach – serviva la seconda sotto i 150 km all’ora e nel 95% dei casi sul rovescio dell’avversario, ora sfiora i 160 e diversifica molto la direzione della battuta, così da sorprendere l’avversario“.

È cresciuta anche la lettura tattica: posizione in risposta, scelta degli angoli e gestione del punteggio vengono studiate e pianificate. Perfino una sconfitta può diventare materiale di lavoro. Dopo quella contro Alcaraz a New York, il gruppo guidato da Vagnozzi e Cahill si mise a modificare il movimento del servizio di Sinner e a sistemare altri aspetti tecnici. Per Vagnozzi, “il giocatore che perde, se è intelligente, è più disposto a lavorare per correggersi. Specie se vuole diventare o restare il numero uno del mondo“.

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