Il caso del cavallo di Selvino - 2/3
Il sindaco ha ricordato anche che episodi simili si sono verificati in passato in altre località montane, come nel caso del campanaccio di un cavallo a Selvino: “Questo dimostra che non si tratta di un caso isolato o di una guerra alle 500 mucche di Serina, ma di un fenomeno più ampio legato alla progressiva disconnessione tra il mondo urbano e la realtà della montagna. Sempre più spesso i turisti si approcciano alla natura come se fosse un cartolina statica, un parco tematico o un resort ovattato, ma le nostre valli sono territori lavorati dove si vive in simbiosi con l’ambiente. Che si tratti del cavallo a Selvino o delle mucche a Serina, il pascolo è il lavoro dei nostri allevatori. La sfida per noi amministratori non è far tacere gli animali, ma fare cultura del territorio”.
Una realtà che, ricorda Villarboito, è fondamentale anche per la tutela del paesaggio e delle produzioni locali: “Bisogna spiegare che senza il cavallo o la mucca non ci sarebbero né i pascoli curati, né i prodotti tipici e la montagna diventerebbe un bosco abbandonato. Poi ci lamentiamo che il formaggio non è buono, il latte non è fresco, la carne è dura… Per forza, cominciamo a stressare le mucche anche in montagna. È come se uno andasse al mare e si lamentasse del rumore delle onde, allora è meglio che al mare non ci vada, così come è meglio che in montagna non ci venga”.