"Ero troppo innamorata dell'alcol per puntargli il dito contro" - 3/3
A 25 anni, ha raccontato la donna, era “troppo innamorata dell’alcol per puntargli il dito contro”. Bere, una bottiglia a notte per un decennio, le aveva regalato diverse amicizie e “forse, anche il mio senso d’identità. Non potevo sopportare l’idea di dire addio all’alcol”. Quando parlava all’amica di sempre Kate della sua depressione, lei le rispondeva che “aveva solo bisogno di una serata riposo e non che non avesse un problema con il bere”. Senza avvertirla, però, Moorehead ha cominciato a frequentare alcuni incontri degli alcolisti anonimi. E mentre si disintossicava dall’alcol, si allontanava anche da lei. “Durante il mio primo anno di sobrietà, mentre rimanevo astemia a matrimoni e feste, lei sbandierava ai presenti quanto ‘fossi divertente un tempo’. Io ridevo, ma dentro sentivo il dolore della perdita, del mio vecchio io e della sua amicizia”. Un distacco lento e graduale: niente più inviti o confidenze. “Siamo passate dall’essere appiccicate all’uscire solo per una cena occasionale a metà settimana, fino a diventare, impercettibilmente, due estranee”.
Con il tempo, Moorehead ha capito che alcune amicizie, “in particolare quelle formative costruite sulle fondamenta dell’alcol, non riescono a resistere al terremoto emotivo della sobrietà. Per molti di quelli con cui eri abituata a bere, diventare sobrio è stato un atto di tradimento o una critica implicita alle loro abitudini. Le vecchie amiche d’infanzia che ho conservato mi dicono di non ricordare nemmeno la persona che ero quando bevevo. Quelle nuove che ho conosciuto da quando sono madre, mi dicono che non è mai venuto loro in mente di chiedermi perché non bevo”.