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“Siamo vittime di un Alzheimer collettivo. Ero nell’auto con uno 007 italiano in Albania, dal finestrino un bambino si affacciò e mi puntò una pistola in bocca”: così Gianluigi Nuzzi

Gianluigi Nuzzi ha le idee chiare e non usa giri di parole nell’intervista al Corriere della Sera nel fare punto sullo stato delle cose

di Francesco Canino
“Siamo vittime di un Alzheimer collettivo. Ero nell’auto con uno 007 italiano in Albania, dal finestrino un bambino si affacciò e mi puntò una pistola in bocca”: così Gianluigi Nuzzi

“Siamo vittime di una manipolazione senza precedenti nell’informazione. Oggi, con i social, ci sono personaggi che si improvvisano giudici, magistrati, investigatori”. A proposito del caso Garlasco (e della tv che fa il processo ai processi), Gianluigi Nuzzi ha le idee chiare e non usa giri di parole nell’intervista al Corriere della Sera nel fare punto sullo stato delle cose. Il giornalista, che di crime e dei grandi casi di cronaca se ne occupa quotidianamente a Dentro la notizia, su Canale 5, e a Quarto Grado, pensa che gli italiani si facciano troppe poche domande, o meglio, che non si facciano “le domande vere”.

GIANLUIGI NUZZI, IL CASO GARLASCO E IL “DASPO PER I SOCIAL”

Parte dal ritrovamento del cadavere di Aldo Moro, l’uccisione del Generale Dalla Chiesa e arriva fino agli attentati in cui persero la vita i giudici Falcone e Borsellino, l’intervista a Gianluigi Nuzzi secondo cui gli italiani, tra indaghi e complottismo, non si fanno “le domande vere”. “Siamo vittime di un Alzheimer collettivo che rende antistorico anche quel processo che una volta si chiamava ‘riconciliazione’”, conclude. Arrivando al presente, il giornalista e volto Mediaset sentenzia: “Siamo vittime di una manipolazione senza precedenti nell’informazione. Oggi, con i social, ci sono personaggi che si improvvisano giudici, magistrati, investigatori. Da una parte c’è chi questo mestiere lo fa sul campo e rischiando, dall’altra però in tanti credono al primo che si sveglia e che carica un video dicendo la sua su Garlasco”. Ecco perché, a proposito del palcoscenico dei social media, secondo Nuzzi c’è una soluzione drastica da adottare: “Un Daspo per social”.

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