Il ricordo degli amici e l'appello finale - 3/3
L’intervento più articolato della cerimonia, riportato integralmente dalla Gazzetta di Reggio, è stato affidato all’amico Emanuele Di Silvestro, salito sull’altare insieme a Massimiliano Beneventi e Francesco Caridi indossando una maglia del Napoli con stampata una fotografia di gruppo. “Dentro Magnaus, il soprannome diventato leggenda, c’era tutto il suo modo di essere: le sue chiacchiere infinite, la sua voce, il suo mettersi in gioco, il suo essere napoletano nel profondo e il suo cuore buono”, ha dichiarato Di Silvestro. “Viveva i legami in modo intenso, aperto. Quando voleva bene a qualcuno aveva bisogno di sentirlo vicino. Non era capace di voler bene a metà, da lontano. Chi imparava a conoscerlo scopriva una persona autentica, generosa, capace di affezionarsi”.
Il ricordo ha poi focalizzato l’attenzione sul suo approccio allo sport: “Era completamente preso dalla pallavolo e la viveva soprattutto dal punto di vista umano. Non significava solo allenare la tecnica, ma stare vicino a chi allenava e accompagnare nella crescita. Magnaus credeva nelle persone, nei legami e nel valore dello stare insieme. Abbiamo condiviso risate, discorsi, litigate, successi e insuccessi, esperienze e pezzi importanti delle nostre vite. Sono ricordi preziosissimi che pensavamo avremmo continuato a condividere ancora per tanti anni”.
La cerimonia si è conclusa con una ferma dichiarazione pronunciata dalla madre Lina ai parenti presenti sul sagrato della chiesa: “Giustizia per Alessandro”. Un appello rivolto alle autorità affinché venga fatta chiarezza sulle responsabilità e sulle dinamiche che hanno portato al tragico incidente.