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Vacanze d’estate in Val Badia, la nostra guida alle Dolomiti più belle tra sentieri panoramici, rifugi e spa hotel con vista mozzafiato

Dal Lagazuoi al Seceda, percorrendo la Statale delle Dolomiti fino a San Cassiano. Il nostro racconto tra itinerari di ogni livello, strategie contro l'overtourism e la rete degli impianti in quota per vivere la montagna a piedi

Testo di Ilaria Mauri
Vacanze d’estate in Val Badia, la nostra guida alle Dolomiti più belle tra sentieri panoramici, rifugi e spa hotel con vista mozzafiato

Basta aprire lo smartphone per essere immediatamente agganciati dall’algoritmo turistico: reel vertiginosi girati su sentieri a strapiombo, guide lampo per accaparrarsi il tavolo migliore nei rifugi e itinerari mordi e fuggi confezionati su misura per turisti stranieri pronti a spuntare le vette in sole 48 ore. Le Dolomiti, da molti definite l’ottava meraviglia del mondo, sono al centro di un massiccio riposizionamento globale. La montagna estiva ha definitivamente abbandonato lo status di alternativa per chi non ama la sabbia, trasformandosi in una scelta climatica precisa e strutturata che piace sempre più a Millennials e Gen Z, ma anche ai viaggiatori di tutto il mondo.

I dati diffusi da Euronews fotografano un incremento dell’82% su base annua per l’interesse verso l'”estate alpina”, accompagnato da un +74% nelle ricerche di destinazioni fresche dall’inizio dell’anno. All’interno di questa mappa in costante espansione, la Val Badia preserva un’identità autonoma: una valle di matrice ladina, con una lingua propria e un ritmo peculiare, il cui baricentro ideale è San Cassiano (chiamata San Ćiascian in lingua locale). Un borgo a 1.500 metri di quota, capace di attrarre un turismo trasversale ed eterogeneo senza mai rinunciare al suo rigoroso silenzio serale.

Il viaggio per la Val Badia: le varianti di Cortina e l’iconica Statale delle Dolomiti

In un sabato di luglio, la partenza da Milano impone di scartare a priori l’autostrada A4 e il passo del Brennero, direttrici cronicamente sature e inadatte a chi cerca fluidità. L’alternativa veneta si snoda strategicamente attraverso la Pedemontana, il Cadore e Cortina d’Ampezzo. Lungo la SS51 di Alemagna, lo scorrimento è oggi garantito dalle nuove varianti di Tai e Valle di Cadore: opere infrastrutturali realizzate in vista dei Giochi Invernali di Milano-Cortina 2026, comprensive di gallerie e viabilità inedita pensata appositamente per bypassare i centri abitati e abbattere i tempi di percorrenza. Da qui, l’accesso in quota avviene imboccando l’iconica Strada Statale 48 delle Dolomiti, universalmente riconosciuta come una delle strade panoramiche più spettacolari al mondo, che taglia la roccia guidando i veicoli verso i valichi del Falzarego e del Valparola.

La sosta tattica prima dello scollinamento si trova a Socrepes, in località Ria de Saco ai piedi delle Tofane, varcando le soglie dello Chalet Franz Kraler-Club Moritzino. Frutto dell’inedita collaborazione tra la famiglia Kraler e i Craffonara (storici proprietari del Moritzino in Alta Badia), la struttura contemporanea fonde magistralmente legno, vetro e pietra. Il calo termico è un sollievo immediato, passando bruscamente dai 34 gradi della Pianura Padana ai 18 della terrazza affacciata sul monte Cristallo. In cucina, lo chef Matteo Caioni, supportato dalla pastry chef Rossella Bolletta e con l’impronta visionaria di Marco Spinelli, codifica una gastronomia d’alta quota completamente scevra dalle pesantezze tradizionali, perfettamente esemplificata dal signature dish del locale: l’uovo poché fritto adagiato su fonduta di capra, porri a petali e patate allo zafferano.

Dormire a San Cassiano, in un maso del 1560 convertito in hub del benessere

Superato il passo Valparola, con i suoi immensi massi erratici e le postazioni della Prima Guerra Mondiale, la discesa porta direttamente a San Cassiano. Qui l’infrastruttura alberghiera di riferimento è il Dolomiti Spa Hotel Fanes della famiglia Crazzolara, dotato persino di un eliporto privato che giustifica le frequenti visite di volti noti come Michelle Hunziker e Ilary Blasi. Nato dalla meticolosa conversione di un antico maso del 1560 e inaugurato nel 1957 tra i pionieri dell’ospitalità locale, l’hotel conta oggi 75 tra camere e suite, 8 lussuosi chalet e una modernissima Casa Clima con 7 nature loft suites. La vista dalle ampie vetrate incornicia un orizzonte di vette iconiche: La Varella, il Lagazuoi, il Sassongher, le cime delle Conturines e l’imponente Gruppo del Sella.

Il fulcro operativo e rigenerativo è l’immensa spa di 5.000 metri quadrati, attrezzata con sauna panoramica in legno di cirmolo, sanarium, sauna alpina, piscine indoor e outdoor, idromassaggio salino, percorso Kneipp e una spettacolare piscina panoramica a sfioro di 25 metri. Per non parlare della super Fanes Spa by Caveau Beauté, dove ogni trattamento è pensato come un vero rituale, da vivere in solitudine o in coppia nelle esclusive cabine dedicate. Ma la vacanza qui è incentrata a 360 gradi sul benessere psicofisico, con il potere taumaturgico della natura che si unisce al metodo Pillars of Health ideato dal terapista olistico Tomasz Radzik, fondato su cinque pilastri: respirazione, movimento, alimentazione, rigenerazione ed equilibrio emotivo. La routine mattutina pre-escursione prevede 25 minuti di acquagym o stretching di attivazione, sessioni di respirazione antistress, yoga (declinato in Hatha e Ashtanga Vinyasa), Pilates, una colazione energetica “Vital“, rituali aufguss in sauna e meditazione guidata. Il comparto ristorativo serale è invece affidato all’executive chef Damiano Scaglioni, mantovano di nascita ma con un solido bagaglio di esperienze maturate tra Francia, Regno Unito, Asia e Australia: la sua cucina “onesta e cosmopolita” traduce le materie prime locali in piatti di altissimo livello, come il salmerino di montagna servito con acetosella, lampone e cioccolato bianco. Il personale di sala è italiano e – per chi conosce l’andazzo da queste parti – è un grandissimo vantaggio: non c’è lo scoglio della lingua tedesca da superare (e nemmeno degli orari). E poi, al calar del sole, si tirano fuori le carte, si sta in terrazza con il fuoco acceso, una tisana, qualche bicchiere, conversazioni basse. Fuori il paese è quasi deserto. Non perché manchi qualcosa, ma perché in montagna funziona così: la giornata si consuma fuori, la sera (contate che le temperature calano tra i 9 e i 12 gradi) si torna al riparo.

Senza macchina, la vacanza a piedi seguendo i 140 impianti del Supersummer

La regola aurea per affrontare i sentieri della Val Badia impone di isolare l’auto e svegliarsi presto, poiché i temporali pomeridiani estivi in quota non chiedono alcun permesso. L’infrastruttura di mobilità poggia sull’indispensabile pass Dolomiti Supersummer, che sblocca l’accesso a ben 140 impianti di risalita distribuiti capillarmente su 12 valli. Da San Cassiano la porta d’accesso immediata è la cabinovia Piz Sorega; spostandosi a Corvara operano a pieno regime Col Alt, Boè e Vallon; dal Passo Gardena si sfrutta l’area del Dantercepies, mentre la Val Gardena si attacca comodamente tramite il Seceda e il Col Raiser.

L’equipaggiamento da inserire nello zaino non ammette leggerezze, improvvisazioni o le tristemente note ciabatte infradito sfoggiate da turisti inconsapevoli: le calzature da trekking con suola strutturata sono un obbligo tassativo, così come l’abbigliamento a strati, un guscio impermeabile leggero, un’adeguata scorta d’acqua, crema solare protettiva, occhiali, cappello, cibo per il reintegro, un telefono carico e la traccia del percorso rigorosamente scaricata offline.

Mappa degli itinerari più belli della Val Badia: dai pascoli dolci alle ferrate verticali delle Dolomiti

Il battesimo dell’altitudine trova il suo scenario ideale sull’altopiano del Pralongià, ribattezzato a ragione l’anfiteatro delle Dolomiti. Il tracciato Pralongià-Bioch-Arlara copre 7,6 chilometri completabili in 2 ore e 50 minuti, affrontando un dislivello morbido di +252 e -560 metri su sterrati larghi, con una visuale a 360 gradi che abbraccia il Sella, il Fanes, il Puez, il Sassongher e il ghiacciaio della Marmolada. Chi cerca un’immersione più contemplativa e squisitamente ladina può puntare verso i boschi e i fienili dell’Armentara, ai piedi del Santuario di Santa Croce (La Crusc). Partendo dal centro di San Cassiano, il sentiero 15 richiede due ore e mezza di cammino, che si riducono a due se si parte da La Villa; chi preferisce un approccio diretto può invece salire da Badia in soli 25 minuti utilizzando comodamente due seggiovie in sequenza. Un’altra opzione di grande respiro visivo è il Passo Gardena con l’area Dantercepies, collocata a 2.300 metri e servita dalla seggiovia Cir in partenza da Selva: da qui si snodano anelli brevissimi come la Promenade Cir (1,5 chilometri percorribili in 45 minuti) o l’anello del Passo di due ore, con la possibilità per i più allenati di deviare verso il Puez, la Val Chedul e il Pisciadù, nel cuore del Parco Naturale Puez-Odle.

Alzando l’asticella verso i grandi classici storici, il Lagazuoi rappresenta una tappa imprescindibile per chiunque visiti la zona. Raggiunta la quota in funivia direttamente dal Passo Falzarego, la discesa si snoda all’interno delle gallerie italiane scavate nella montagna durante la Grande Guerra, meticolosamente recuperate e messe in sicurezza tra il 1997 e il 2004. Per percorrere l’oltre chilometro di tunnel sotterranei è obbligatorio noleggiare e indossare casco e lampada frontale, tenendo presente che il percorso è fortemente sconsigliato a chi soffre di claustrofobia. L’escursione completa per camminatori esperti, comprensiva del sentiero dei Kaiserjäger, dura tra le 4 e le 4 ore e 40 minuti per ben 900 metri di dislivello positivo. Sempre dal Falzarego, spostandosi sull’anello panoramico delle Cinque Torri, dell’Averau e del Nuvolau, si affrontano 4 ore di cammino con 700 metri di dislivello, toccando un tetto massimo di 2.575 metri tra massi calcarei e pareti da arrampicata. In questo perimetro, lo storico Rifugio Nuvolau è raggiungibile esclusivamente a piedi: un’ora e mezza dal Rifugio Cinque Torri tramite il sentiero 439, due ore e un quarto partendo dal Giau o dal Falzarego seguendo i segnavia 441 e 439, oppure in soli 30 minuti scendendo dalla cima della seggiovia Averau, in funzione durante i mesi di luglio e agosto.

Per chi desidera spostarsi in Val Gardena, dal Passo Sella si accede al celebre sentiero Friedrich August, sotto le maestose pareti del Sassolungo e del Sassopiatto. La variante più fluida, inserita nel circuito agevolato del Dolomites Ronda, unisce la Williamshütte (a 2.098 metri, raggiungibile in bus e seggiovia Florian) al Rifugio Sassopiatto (2.305 metri) fino al passo Sella lungo 7 chilometri, con 480 metri di dislivello in salita e 190 in discesa. Di tutt’altra difficoltà è l’anello per escursionisti severi con l’attacco alla vetta del Sassopiatto, che impone 12 chilometri molto esigenti (1.153 metri di ascesa e 855 di caduta) e tratti particolarmente ripidi e scivolosi scendendo dalla Forcella Sassolungo, rendendo il Rifugio Pertini una base ideale per rifiatare. Impegno fisico analogo è richiesto dal Piz Boè e dal Sassongher. Sfruttando la cabinovia Boè e la seggiovia Vallon da Corvara, ci si avvicina all’attacco del Piz Boè a quota 2.500 per tentare la scalata al tremila più “facile” delle Dolomiti (3.152 metri). In realtà, il sentiero 638 via Rifugio Franz Kostner è un percorso probante e faticoso di 16,9 chilometri e 851 metri di dislivello totale (in ascesa e in discesa), da completare in tre ore e mezza di marcia sostenuta. Il Sassongher, a 2.665 metri, con partenza da Colfosco e passaggio al Rifugio Edelweiss per poi salire alla Forcella, si conclude invece con una ferrata semplice nella tecnica ma del tutto esposta, preclusa a chi soffre di vertigini.

Non manca all’appello l’epicentro virale e fotografico dei social network: il Seceda. Partendo da Ortisei e salendo con gli impianti a 2.500 metri, l’itinerario dalla stazione a monte verso Pieralongia e il Rifugio Odles si snoda per 5,8 chilometri sotto i profili frastagliati della montagna, catalogati come facili e smarcabili in circa un’ora e mezza di cammino. Se infine si vuole allargare il raggio a est, l’Ampezzano si raggiunge in 45-60 minuti d’auto. Oltre alle vetrine del glamour e ai tavoli di Corso Italia a Cortina, il Passo Tre Croci apre la via all’affollatissimo Lago di Sorapis tramite il sentiero 215: un trekking di livello medio di 11-12 chilometri tra andata e ritorno per circa 4 ore di marcia e 300-400 metri di dislivello, con tratti insidiosi attrezzati con cavi e scalette metalliche, severamente vietati ai passeggini. Perfettamente accessibile su gomma resta l’iconico Lago di Braies, che richiede però una certosina organizzazione e la prenotazione preventiva obbligatoria di tutti gli accessi veicolari e delle navette nel periodo estivo.

L’Hotel Fanes offre noleggio biciclette e un programma di escursioni guidate: per chi non vuole studiare cartine, impianti, orari e varianti, è la soluzione più comoda. Non è meno autentica: è solo più organizzata. E in una valle dove il meteo cambia e i sentieri sono tanti, farsi guidare può essere la scelta più intelligente.

I numeri dell’Overtourism, il nuovo trend delle E-Bike e la gestione dei flussi

Il sovraffollamento è una realtà tangibile nei punti iconici (Tre Cime, Braies, Seceda, Sorapis, Cinque Torri). Federalberghi Veneto ha certificato per le strutture montane un’occupazione media del 71,6% (+7,7% rispetto all’anno precedente) trainata dall’imminente effetto olimpico, mentre le rilevazioni di Dolomiti HoReCa segnalano una permanenza sempre più dilatata da parte di viaggiatori provenienti da Stati Uniti, Nord Europa e Asia. Il richiamo internazionale è ormai tale che non è affatto inusuale incrociare donne in abiti tradizionali sari a duemila metri di quota davanti a una parete calcarea, certificando come la montagna alpina sia diventata un vero e proprio immaginario globale.

Per decongestionare la rete sentieristica e organizzare le masse, l’infrastruttura locale si muove su due direttrici. La prima è l’espansione del segmento e-bike, con guide locali e scuole specializzate a San Cassiano (e programmi di escursioni guidate messi a disposizione dallo stesso Hotel Fanes) pronte a scortare ciclisti assistiti attraverso la valle di Fanes o i panoramici passi del Sellaronda. La seconda risposta sistematica è il progetto “Dolomites Ronda”: un trekking modulare a lunga distanza suddiviso in cinque tappe strategiche (Alpe di Siusi-Campitello, Campitello-La Villa, La Villa-Corvara, Corvara-Pozza, Pozza-Alpe di Siusi) che integra gli impianti estivi di risalita e un servizio logistico di trasporto bagagli da un hotel partner all’altro, gestendo l’intera organizzazione logistica tramite un’applicazione proprietaria per smartphone.

Traducendo l’intera offerta territoriale in un piano operativo e logistico di cinque giorni, la sequenza ideale si apre con la partenza, la sosta allo Chalet Franz Kraler, il superamento del Falzarego e il successivo ingresso e acclimatamento a San Cassiano.

Il secondo giorno è funzionale alla riattivazione muscolare, da smaltire sui tracciati dolci di Piz Sorega, Pralongià, Bioch e Arlara scendendo poi verso Corvara.

Al terzo giorno si aggredisce seriamente la quota e la storia, virando sulle gallerie del Lagazuoi (muniti di casco e frontale) o chiudendo il classico anello Cinque Torri-Averau-Nuvolau.

Il quarto impone lo spostamento verso i panorami della Val Gardena, dalla cresta affilata del Seceda alle pendici del massiccio del Sassolungo percorrendo il sentiero Friedrich August.

Il quinto e ultimo giorno chiude la finestra alpina allentando la tensione sui polpacci, con una lunga immersione nei prati dell’Armentara sotto le pareti teatrali di Santa Croce, oppure optando per l’esplorazione a trazione elettrica sui pedali prima di ripiegare, inevitabilmente, verso la pianura.

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