Cinema

Più Moretti che Cruise alla Mostra di Venezia 2026: il regista italiano in Concorso dopo 40 anni. Hollywood non pervenuta

Dopo le edizioni segnate dai kolossal hollywoodiani destinati agli Oscar, Alberto Barbera presenta una Mostra più raccolta: tanto cinema italiano, pochi blockbuster e non ci sarà Tom Cruise

di Davide Turrini
Più Moretti che Cruise alla Mostra di Venezia 2026: il regista italiano in Concorso dopo 40 anni. Hollywood non pervenuta

Più di una dozzina di film italiani (c’è Nanni Moretti, che torna in Concorso dopo quarant’anni), pochissima Hollywood (manca l’attesissimo film con Tom Cruise), il documentario sugli Oasis (che sfileranno sul red carpet) e quello su Elon Musk (che invece non verrà). Venezia 83 sembra un filino moscetta. Sarà che di edizioni ne abbiamo viste ventisette, ma le ultime annate “epiche” dell’era Barbera, quelle celebrate nei comunicati per i tanti film hollywoodiani passati dal Lido e poi premiati agli Oscar, ci avevano abituati a un equilibrio perfetto tra qualità e quantità, tra cinema d’autore e grande spettacolo. Come sempre vale il motto “si raccoglie quel che è pronto” e, si sa – lo sanno anche a Cannes – gli americani, dopo lo sciopero di attori e sceneggiatori di due anni fa, non si sono ancora completamente ripresi.

Tocca quindi all’eterno doge piemontese gettare palate di produzioni italiane tra Concorso, Fuori Concorso, Orizzonti, una serie (Peccato della HBO, interamente basata su Emanuela Fanelli) e documentari vari, tra cui uno di sette ore di Luca Guadagnino dedicato a Bernardo Bertolucci. I cinque film italiani che si contenderanno il Leone d’Oro sono Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis, Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis, Succederà questa notte di Nanni Moretti, The Echo Chamber di Andrea Pallaoro e L’estranea di Paolo Strippoli.

La presenza di Moretti a Venezia è, e sarà, l’argomento clou per molti cinefili di lungo corso. Il regista romano è apparso per l’ultima volta in Concorso per il Leone nel 1985 con La messa è finita (non nel 1981 con Sogni d’oro, che vinse il Leone d’Argento per la regia). Nel 1989 tornò al Lido con Palombella rossa, presentato alla Settimana della Critica come proiezione speciale, e anche allora l’entusiasmo di stampa e pubblico non fu esattamente incontenibile. Curioso lo scivolone di Alberto Barbera durante la conferenza stampa di presentazione, quando ha detto che Moretti mancava da Venezia dal “1889”. Risate, correzione, ma la sensazione è che sia passato davvero un secolo. Il quindicesimo lungometraggio del regista romano è prodotto da Rai Cinema e Fandango ed è interpretato da Jasmine Trinca e Louis Garrel.

Con Succederà questa notte gareggiano altri quattro titoli a marchio Rai Cinema (toc toc: c’è solo la Rai a produrre cinema in Italia?): il nuovo film di De Angelis, tratto dal romanzo di Antonio Franchini, con Valeria Scalera in versione “mamma da festival”; il ritorno al Lido, ventisette anni dopo Garage Olimpo, di Marco Bechis, che torna a raccontare la dittatura argentina della fine degli anni Settanta; il nuovo film di Andrea Pallaoro con il trio Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon; e la scommessa Paolo Strippoli, autore di un cinema di genere che dopo La valle dei sorrisi, girato piuttosto a vuoto, dirige qui Jasmine Trinca e Romana Maggiora Vergano.

I magnifici cinque hanno così relegato in Fuori Concorso due habitué come Gianni Amelio (Nessun dolore, con Alessandro Borghi) e Mario Martone (Scherzetto, con Toni Servillo), forse ormai considerati poco competitivi per i premi più prestigiosi.

Chiudendo il capitolo Concorso, Venezia 83 propone una pattuglia anglofona orfana di Digger, il film di Alejandro González Iñárritu con Tom Cruise. Restano Ink di Danny Boyle, sull’ascesa del The Sun di Rupert Murdoch; Company di Casey Affleck con Nick Nolte; Prime Time di Lance Oppenheim con Robert Pattinson; e l’atteso Wild Horse Nino di Martin McDonagh, con John Malkovich e Sam Rockwell nei panni di agenti della CIA nel Cile alla vigilia del golpe del 1973.

Tra gli altri venti titoli in Concorso figurano Bucking Fastard di Werner Herzog con Kate e Rooney Mara; Bunker di Florian Zeller con Penélope Cruz e Javier Bardem; e, alla spicciolata, nomi d’essai come Lee Chang-dong, Hirokazu Kore-eda, Ali Asgari con A Bit of Light, i francesi Stéphane Brizé e Cédric Kahn e Un peu avant minuit di Nicolas Pariser che, a detta di Barbera, racconta la crisi di un intellettuale (Melvil Poupaud) costretto a fare i conti con le proprie relazioni sentimentali.

Non proprio una selezione da far saltare sulla sedia. Ma vedremo. Ad attirare click e riflettori glamour saranno soprattutto il documentario premio Oscar di Alex Gibney su Elon Musk, Don’t Look Back in Anger sugli Oasis e il biopic dedicato a Russell Crowe, soprattutto nella sua veste canterina. Spulciando tra le sezioni collaterali sbucano anche un documentario sui vini naturali (Burgundy), uno sul disastro della tempesta Vaia del 2018 (Holy Wood Dust), Be Brave, dell’italiano Francesco Carrozzini, dedicato a Renzo Rosso di Diesel e interamente realizzato con l’intelligenza artificiale, e sei ore di biopic su Jorge Luis Borges.

Non mancano naturalmente i lavori dedicati al conflitto israelo-palestinese e alla guerra in Ucraina, mentre Wim Wenders osserva il lavoro dell’architetto svizzero Peter Zumthor e la veterana Barbara Kopple racconta il primo grande sciopero nazionale dei rider negli Stati Uniti. Infine, gli italiani in Orizzonti: La città dei vivi, con cui Edoardo Gabriellini adatta il libro di Nicola Lagioia sull’omicidio di Luca Varani; I figli della scimmia di Tommaso Landucci con Riccardo Scamarcio; Una storia, opera prima di Anna Foglietta, scritta con Tania Pedroni e Matteo Ferri; e La ragazza con la Leica di Alina Marazzi. L’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia si svolgerà dal 2 al 12 settembre

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