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Morto Amerigo Sarri: chi era il padre dell'allenatore Maurizio, fu un riferimento del ciclismo nel dopoguerra - 2/3

Fu recentemente ricordato perché nel 1962, dopo il suo trasferimento nell'acciaieria di Costa Volpino, il figlio - oggi allenatore dell'Atalanta - aveva appreso il dialetto bergamasco. La sua avventura in bici iniziò nel 1946
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Morto Amerigo Sarri: chi era il padre dell’allenatore Maurizio, fu un riferimento del ciclismo nel dopoguerra

Amerigo Sarri era un passistascalatore con un buon spunto veloce, che nel 1947 passò tra i dilettanti. In sei stagioni raccolse 37 vittorie con diverse formazioni, tra cui G.S. Castellani, U.S. Rifredi, Assi Firenze e soprattutto l’Aquila Montevarchi, società con la quale visse gli anni più intensi e importanti della carriera. Con la maglia rossoblù conquistò oltre cinquanta affermazioni complessive e fu tra i protagonisti del periodo d’oro del sodalizio montevarchino nei primi anni Cinquanta, insieme ad altri grandi interpreti come Falsini, Bartolozzi e Tognaccini. Corse e prestazioni che gli valsero anche due convocazioni nella Nazionale italiana.

Nel 1953 il passaggio nella categoria degli indipendenti non portò i risultati che Amerigo Sarri sperava. Motivo per cui, appena venticinquenne e ancora nel pieno delle proprie capacità atletiche, decise così di interrompere l’attività agonistica e di dedicarsi al lavoro. Da professionista disputò soltanto tre gare, tra cui il prestigioso Giro di Lombardia del 1953. L’addio alle corse, però, non significò mai un addio al ciclismo. Dopo una lunga esperienza lavorativa in una grande società milanese, una volta raggiunta la pensione dedicò il proprio tempo all’organizzazione di competizioni per dilettanti, sia a livello regionale sia internazionale, continuando a sostenere e promuovere i valori dello sport.

Tra i ciclisti che stimava maggiormente c’era Fausto Coppi, ma Sarri ebbe anche un rapporto di amicizia e stima con Gino Bartali, che durante gli allenamenti faceva spesso tappa a Figline Valdarno. Un legame nato dal rispetto reciproco tra due mondi, quello del grande ciclismo del passato e quello delle comunità che lo avevano vissuto da vicino. Nel 2022 la Sezione Ciclistica dell’Aquila Montevarchi gli aveva conferito il titolo di socio onorario, insieme a Giancarlo Brocci, fondatore de L’Eroica, come riconoscimento per il contributo dato alla storia del ciclismo montevarchino e toscano.

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