L’8 luglio è tornato in onda Un Giorno in Pretura, che non ha bisogno di presentazioni. E non ne ha bisogno neppure la sua conduttrice, Roberta Petrelluzzi, che al Corriere della Sera racconta con quale intenzione è nato il programma: “Aiutare a ragionare. Il tentativo era far capire che le cose non sono come appaiono, che bisogna saper distinguere”.
La cronaca nera in tv esonda, capeggiata dal caso che più di tutti ha invaso i palinsesti, quello di Garlasco: “Una vergogna, una esagerazione. Rende tanto e costa poco, mentre noi costiamo tanto e rendiamo poco. C’è un tale studio e ragionamento nella costruzione di ‘Un giorno in pretura‘ che dovremmo avere il 30 per cento (di share, ndr)”. Un caso, Garlasco, del quale Petrelluzzi non si è mai occupata: “Ed è un vanto. Lo farò se si arriverà a processo, ma non con piacere“. Il motivo? “Perché questa volta sono d’accordo con il ministro Nordio. Alberto Stasi è stato assolto per ben due volte. Allora basta, interrompiamo. Se in primo grado e in appello non sono riusciti a trovare prove sufficienti, si deve chiudere. Cosa può ricordare la gente oggi?”