C’è chi la ama, chi la odia, chi la teme e chi la salta a pié pari. L’esfoliazione è uno dei passaggi più sottovalutati e delicati della skincare. Se effettuata correttamente, pulisce in profondità la pelle e la prepara ai trattamenti successivi, ma se si esagera si rischia di danneggiare la barriera cutanea e irritare il viso. Per questo, negli ultimi anni, sono diventati sempre più popolari le maschere enzimatiche, che promettono un’esfoliazione delicata e ben tollerata. Ma se cercate un detox profondo esistono diverse terapie enzimatiche da fare in salone: ne abbiamo provato uno per capire se ne vale davvero la pena, o è solo hype, restando con il viso “immobilizzato” per 45 minuti.
I peeling enzimatici da fare a casa
Fino a qualche anno fa, l’esfoliazione si distingueva in meccanica (il classico scrub) o chimica (attraverso l’azione di acidi). Ora c’è una terza via, sempre più apprezzata: il peeling enzimatico. Le maschere enzimatiche, che una volta si facevano solo in salone, hanno invaso il mercato in versioni delicate e facili da usare a casa. Sono adatte a tutti i tipi di pelle e di solito sono ben tollerate: puliscono in maniera intelligente, rimuovendo le cellule morte e accelerando il processo di rigenerazione, senza stressare troppo la barriera cutanea. Il risultato è una pelle più morbida e luminosa, con una grana immediata affinata. Molto famosa è la maschera enzimatica di Sisley, che promette di uniformare la pelle in un minuto, ma esistono alternative per ogni fascia di prezzo, come la crema Skin Prep di Filorga o l’Essential Peeling di [ comfort zone ]. Lavera ha addirittura lanciato un peeling delicato per le labbra con enzimi di papaya e ananas: lascia le labbra morbide e idratate, senza pellicine né screpolature.
Come funzionano i trattamenti con gli enzimi professionali
Gli enzimi non sono affatto una novità nell’industria beauty, che li usa per molteplici scopi: eliminare le cellule morte, illuminare l’incarnato e ridurre la visibilità di linee sottili e rughe. Pioniere, in questo senso, è stato il brand di skincare DMK, fondato 50 anni fa da Danné Montague-King e famoso perché utilizza il trasferimento degli enzimi messaggeri. Nel salone Reforma di Milano abbiamo provato la Terapia Enzimatica di DMK, un trattamento che fa parte del protocollo di Revisione Cutanea. Il metodo si basa sul concetto di equilibrio cellulare: la pelle, spiegano dal centro, risponde a stimoli che riconosce a livello molecolare; perciò il trattamento impiega enzimi messaggeri di trasferimento, catalizzatori biologici che attivano un sistema antiossidante naturale capace di rimuovere tossine e impurità attraverso il processo di osmosi inversa. Si inizia con una classica pulizia del viso per poi applicare la maschera da lasciare in posa tre quarti d’ora. Si stende con un pennello e, man mano che si asciuga, si solidifica sul volto, creando una specie di carapace.
Chiariamolo subito: se cercate una coccola rilassante, la DMK Enzyme Masque forse non fa per voi. Mentre lavora, la maschera dà una intensa sensazione di trazione o di pressione, secondo alcuni sulla pelle. La sensazione è soggettiva, e non tutti provano fastidio – c’è chi riesce ad addormentarsi, perfino. Per 45 minuti, però, non si può far altro che fissare il soffitto perché la maschera non permette di muoversi o di parlare. Il parere onesto di chi scrive: non è doloroso, ma se avete la pelle particolarmente sensibile vi troverete a combattere un vago senso di prurito. Trascorsi i tre quarti d’ora più lunghi della storia, è il momento della rimozione da parte della facialist, che deve scioglierla delicatamente e tamponare via i residui. La prima cosa che si nota è l’arrossamento: la maschera infatti dilata i capillari e aumenta l’afflusso di sangue, irrorando e ossigenando i tessuti. Significa che per qualche minuto tutti i capillari del collo e del petto saranno molto visibili, specialmente per chi ha la pelle chiara. È quello che il brand chiama “effetto plasmatico”, la firma visibile della Terapia Enzimatica DMK. Può fare impressione, ma è normale e temporaneo: inizia a svanire subito dopo e nel giro di un’ora il rossore rientra completamente.
Gli effetti della terapia enzimatica
Per il resto della giornata, avverte l’esperta di Reforma, è meglio lasciar riposare la pelle: meglio saltare la palestra ed evitare di truccarsi, se possibile. Anche la skincare dev’essere ridotta al minimo, lasciando che i sieri e le creme applicate in salone facciano effetto. La Terapia Enzimatica DMK ha un costo di 160 euro da listino e bisogna ritagliarsi almeno un paio d’ore. La pazienza, comunque, viene premiata: la pelle appare incredibilmente liscia e molto più luminosa. Dal giorno seguente si mostra rassodata, più compatta al tatto e perfino i segni d’espressione sembrano attenuati. Oltre a pulire la pelle, il trattamento lavora in profondità attivando la produzione di collagene ed elastina, migliorando la struttura cutanea. Solo per questa volta bisogna dar ragione alle nonne quando dicevano che per essere belle un po’ bisogna soffrire: non è il trattamento più rilassante del mondo, ma è sicuramente efficace e la differenza si vede dalla prima seduta.