Una fibra rarissima, sottile più di un capello ma straordinariamente resistente, brillante come l’oro e più preziosa della seta, che origina da un grande mollusco che nel mare della Sardegna ha trovato il suo habitat ideale tra le praterie di posidonia: il bisso. Un’arte misteriosa, segreta, atavica, tramandata gelosamente di madre in figlia, che la leggenda fa risalire addirittura alla principessa Berenice di Caldea, in esilio nel Sulcis per essersi innamorata impossibilmente dell’imperatore Tito. Una maestria che permette di tessere capolavori dal valore inestimabile e per i quali, tuttavia, si perpetua con tenacia un patto che li rende ancor più unici: non possono essere venduti né acquistati, ma solamente donati.
È in questo scenario dal fascino ineguagliabile che prende vita “Dolce come il sale”, l’avvincente romanzo di Bonnie Blaylock che segue lungo tutto il Novecento, e attraverso due guerre mondiali, le vicende delle maestre sarde del bisso. Paragonato dalla critica d’oltreoceano a grandi successi come “La portalettere” e “I leoni di Sicilia” – altre due saghe ambientate nel Sud del nostro Paese che hanno saputo scalare le classifiche internazionali – e ora in Italia per Libreria Pienogiorno, racconta con emozione tre generazioni di quelle che a Sant’Antioco vengono chiamate “donne dell’acqua”.

Il richiamo antico di Sant’Antioco
Nata in Giappone, sull’isola di Honshū rinomata per le perle e i coralli, e formatasi negli Stati Uniti, dove ha conseguito un master in scrittura creativa presso l’Università del Tennessee e vive, Bonnie Blaylock ha trovato nella Sardegna Sud-occidentale una storia potente e ha saputo trasformarla in un romanzo che racchiude la magia di una terra unica e di un millenario sapere al femminile. “Fenici, cartaginesi, romani, francesi, corsari barbareschi, piemontesi, popolazione tabarchina, ovvero i discendenti dei pescatori e commercianti di corallo liguri che si stabilirono prima sulla costa tunisina per poi trasferirsi nell’arcipelago del Sulcis: la storia di Sant’Antioco è un sovrapporsi di dominazioni, culture, tradizioni, reminiscenze che ne fanno un’ambientazione irresistibile per una scrittrice” conferma a il fattoquotidiano.it. “Viene considerato da alcuni archeologi come il centro urbano più antico d’Italia, e le rovine nuragiche presenti sul territorio indicano presenze perfino più remote, testimoniando che fosse abitato già in epoca preistorica. Quei complessi, gli oltre settemila nuraghi che punteggiano il paesaggio sardo, rimangono in gran parte avvolti nel mistero, poiché non è stata ancora rinvenuta alcuna testimonianza scritta di quella civiltà, e questo, pur ancorandomi al contesto storico, mi ha permesso anche di prendere qualche libertà narrativa”.
Tra mito e memoria
Custodi di segreti, di storie sommerse, di atavici misteri, le “donne dell’acqua” di Blaylock sanno fare di ogni filo memoria e di ogni nodo un atto di libertà. “Sono sorelle, figlie, madri, spose” commenta la scrittrice, “ma, proprio come il mare, per quanto qualcuno abbia provato invano a imprigionarle, non possono appartenere che a sé stesse”. Scoperto oltre diecimila anni fa in Medio Oriente, tramandato attraverso la tribù di Levi e menzionato perfino nella Bibbia – forse proprio grazie a questo straordinario tessuto il re Salomone apparve in pubblico “splendente” – il bisso “ha conosciuto un progressivo declino con l’introduzione del baco da seta in Europa e, come accade per molte arti perdute, oggi rimangono solo pochissime persone capaci di lavorare questo filo leggerissimo, che splende come oro sotto il sole”. Anche la Pinna nobilis, il grande mollusco bivalve da cui scaturisce, è tutelata dalle normative che proteggono le specie in via di estinzione e oggi la sua raccolta è severamente vietata in tutto il bacino del Mediterraneo.
“Ho voluto raccontare le maestre del bisso per esplorare l’interrogativo di cosa possa accadere quando una conoscenza, un’arte o un mestiere tramandati per generazioni, e per di più al femminile, giunge al tramonto” conclude la scrittrice, che ha intrecciato con sapienza una narrazione in cui tradizione, segreti, legami di famiglia e amore tessono un arazzo sorprendente. “Provo per Allegra, Zaneta e Miriam, le mie protagoniste, una grande fascinazione e una assoluta riconoscenza. Mi mancano: sono, in fondo, le sacerdotesse di una bellezza senza prezzo e senza tempo che si oppone al caos del mondo”.