Un'emergenza medica e una presunta violenza - 2/2
Per gli autori dello studio, quel quadro clinico combacia perfettamente con un tumore ipofisario in rapida espansione che comprime le strutture cerebrali circostanti, fino a sfociare in apoplessia: un’emergenza che, se non trattata, può essere fatale nel giro di ore o giorni. Un’ipotesi, spiegano i ricercatori, molto più coerente con la sequenza di eventi descritta dalle fonti storiche rispetto al lento deperimento tipico della tubercolosi. I ricercatori si sono spinti a ipotizzare anche un possibile fattore scatenante: potrebbe essere stato lo sforzo del ballo, oppure un episodio ben più drammatico, una presunta violenza subita da Alfonso II d’Aragona, duca di Calabria, un condottiero temuto per la sua crudeltà.
C’è un altro dettaglio che gli studiosi collegano al tumore: il leggero strabismo della Venere di Botticelli, per secoli interpretato come un canone estetico di grazia e pudore rinascimentale. Secondo Pozzilli potrebbe invece essere un sintomo, la conseguenza della pressione esercitata dalla massa tumorale sui nervi oculari — un filone che il professore promette di approfondire in un prossimo lavoro.
Resta, come sempre quando si parla di diagnosi retrospettive fatte su lettere di cinque secoli fa, il limite dell’incertezza: non ci sono referti, non c’è modo di avere la certezza assoluta. Ma per gli autori dello studio, mettendo insieme i dipinti, i sintomi e le lettere, il quadro clinico converge su un’unica spiegazione plausibile. E chiude, forse, uno dei più lunghi cold case della storia dell’arte.