Il Miracolo sull'Hudson: un pilota diventò un eroe (e New York si fermò a guardare) - 2/2
15 gennaio 2009, ore 15:27 e 36 secondi. Un Airbus A320 con 155 persone a bordo scivola dolcemente sulle acque gelide del fiume Hudson, tra i grattacieli di Manhattan e le colline del New Jersey. Nessun morto, nessun ferito grave. Solo un pilota con i capelli bianchi, Chesley “Sully” Sullenberger, che scenderà agli onori delle cronache come l’uomo che ha compiuto, come lo definì un funzionario del National Transportation Safety Board, “l’ammaraggio meglio riuscito nella storia dell’aviazione”. Ripercorriamo la storia — con tutte le curiosità, comprese quelle arrivate dall’estero, che forse non conoscete.
Centosessantotto secondi per decidere
Tutto comincia nel modo più banale possibile: un decollo di routine dall’aeroporto La Guardia, direzione Charlotte, North Carolina. Ai comandi ci sono Sullenberger, 57 anni e quarant’anni di esperienza alle spalle, e il copilota Jeffrey Skiles, che ha appena ottenuto l’abilitazione sull’A320. Sono passati appena 90 secondi dal decollo quando l’aereo entra in collisione con uno stormo di uccelli, perdendo rapidamente potenza da entrambi i motori.
Da quel momento, tra l’impatto e la decisione di ammarare passano appena 208 secondi, tre minuti e 28 secondi. Sullenberger capisce subito che tornare a La Guardia o dirottare su Teterboro, nel New Jersey, significherebbe schiantarsi tra i palazzi di New York. L’unica via è il fiume. Prende i comandi, pronuncia la celebre frase “my aircraft” e punta dritto verso l’Hudson.
L’ammaraggio riesce alla perfezione. L’aereo resta a galla il tempo necessario perché tutte le persone a bordo vengano tratte in salvo, senza alcun morto o ferito grave. Un dettaglio che i giornali americani non si lasciarono sfuggire: il quotidiano britannico The Guardian titolò già il giorno stesso raccontando l’incredibile atterraggio d’emergenza sul fiume newyorkese, mentre il New York Post, con il consueto gusto per l’iperbole, incoronò Sullenberger “Captain America”in prima pagina. Non mancarono le telefonate istituzionali: l’allora presidente George W. Bush chiamò personalmente Sullenberger per ringraziarlo, mentre Barack Obama, eletto da appena due mesi, lo invitò alla cerimonia del suo insediamento del 20 gennaio 2009.