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Terza ondata di calore nelle città, mentre siccità e inquinamento minacciano i laghi. Ecco la mappa di Legambiente

Al Nord, il lago Maggiore, di Como (Lario) e d’Iseo sono più in sofferenza. Preoccupano i Pfas: da maggio scorso la loro presenza va monitorata nelle acque superficiali e sotterranee, insieme a quella di pesticidi, farmaci e microplastiche.
Terza ondata di calore nelle città, mentre siccità e inquinamento minacciano i laghi. Ecco la mappa di Legambiente
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Mentre le città sono alle prese con la terza ondata di calore dell’estate in arrivo, temperature medie costantemente sui 35°C e picchi che sfondano la soglia dei 40°C, sale la preoccupazione per la siccità e per lo stato dei laghi italiani. Sono sempre più vulnerabili e fragili a causa di crisi climatica, inquinamento e attività antropiche che ne minacciano gli ecosistemi e la loro capacità di adattamento. Nel Nord Italia, il lago Maggiore (nella foto), di Como (Lario) e d’Iseo sono quelli più in sofferenza, anche in virtù del fatto che sono laghi regolatori, utilizzati in estate per scopi irrigui (Leggi l’approfondimento). Nel centro Italia preoccupano il Trasimeno e i laghi laziali di Albano e Nemi. Nel sud resta alta l’allerta per il Pergusa. Nel nuovo report nazionale ‘Laghi sotto pressione’, Legambiente analizza la situazione di dieci bacini lacustri della Penisola. E lo fa nelle stesse ore in cui arrivano previsioni preoccupanti. “I modelli meteorologici confermano l’inizio di una nuova, severa fiammata africana destinata a protrarsi ben oltre il 20 del mese” spiega Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it sottolineando che a Milano, i valori previsti si assesteranno sui 27°C di minima e 37°C di massima, mentre a Roma i termometri segneranno 36°C. Tutto questo ha conseguenze anche sui bacini.

I laghi al Nord sempre più vulnerabili

Dal lago Maggiore (tra Piemonte e Lombardia), a quello di Como (Lario in Lombardia), dal Lago di Iseo (Lombardia) al Trasimeno (Umbria) ai laghi laziali di Albano e Nemi, dal lago di Occhito (Molise e Puglia), a quello di Pietra del Pertusillo (in Basilicata), di Pergusa (Sicilia) e di Omodeo (Sardegna), i bacini lacustri esaminati da Legambiente risultano estremamente vulnerabili, soprattutto sempre più in secca, con acque sempre più calde e spesso con uno stato delle acque non buono. Quelli del Nord sono al momento quelli più sotto pressione, seguiti da quelli del centro e del sud Italia. Al Nord, il Lago Maggiore ha perso 43 milioni di metri cubi di acqua rispetto a fine giugno, registrando una percentuale di riempimento – al 5 luglio – del 40% secondo l’Osservatorio utilizzi idrici, coordinato dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po. Il lago Lario è calato di oltre 22 centimetri da fine giugno, raggiungendo il livello di riempimento del 41%. Per il lago d’Iseo il livello di riempimento – sempre al 5 luglio – era del 35%. Preoccupa anche la temperatura superficiale media dell’acqua che, secondo Copernicus, per il lago Maggiore nel 2025 è stata di 0,75°C superiore alla media (1995-2020), per il lago di Como di 0,64°C in più, mentre per il lago di Iseo è stata di + 0,3°C. L’aumento delle temperature comporta sempre più degli squilibri negli ecosistemi.

Al centro, preoccupa il Lago Trasimeno (ma anche quelli di Albano e Nemi)

Nel centro Italia il Lago Trasimeno è quello più vulnerabile. In questi giorni ha perso 169 centimetri rispetto allo zero idrometrico e ciò ha comportato la limitazione della navigazione dei battelli. “Essendo un lago laminare (esteso ma poco profondo, mediamente 4 metri) e privo di emissari naturali, la sua sopravvivenza dipende solo da un fragile bilancio idrico. Il calo del volume idrico – spiega Legambiente – causa l’accumulo di sali, l’aumento dell’alcalinità e fenomeni di eutrofizzazione (eccesso di nutrienti come azoto e fosforo), aggravati da sistemi di depurazione obsoleti e scarichi non conformi”. Per quanto riguarda invece la temperatura superficiale media, secondo Copernicus l’anomalia nel 2025 è stata di 0,79°C superiore alla media del periodo di riferimento 1995–2020. Tra i laghi laziali in sofferenza ci sono anche quelli di Albano e Nemi che, negli ultimi 40 anni, hanno perso complessivamente oltre 54 milioni di metri cubi d’acqua, con un abbassamento del livello superiore a 6 metri (6,5 m a fine 2024 – inizio 2025) e una perdita di volume nelle falde di quantità ancora maggiori. I pozzi, ormai prosciugati, hanno esaurito le falde profonde dell’apparato vulcanico, riducendo per il futuro la capacità di assorbimento delle rocce. Nel sud, resta alta l’allerta per il lago di Pergusa che già in passato più volte si è quasi disseccato con gravi conseguenze sulla biocenosi (complesso di popolazione sia animale che vegetale).

Minacciata anche la qualità delle acque

Altro campanello di allarme che compromette l’adattamento alla crisi climatica, riguarda la qualità delle acque minacciata dall’industrializzazione, l’uso di pesticidi in agricoltura, la crescente urbanizzazione, e il prelievo per diversi scopi. Il lago di Iseo, ad esempio, soffre l’inquinamento microbiologico delle acque, mentre tra gli inquinanti emergenti si segnalano i Pfas nei pesci, e poi il rischio idrogeologico legato a frane e la formazione di un’isola di detriti alla foce dell’Oglio. La presenza di Pfas è stata monitorata anche nel Lago Maggiore, nel Trasimeno e nel Lago Lario. Dallo scorso maggio il monitoraggio dei Pfas, ricorda Legambiente, è entrato a pieno titolo nella lista degli inquinanti nelle acque superficiali e sotterranee da monitorare insieme pesticidi, farmaci, microplastiche. Ciò è stato possibile grazie ad una nuova direttiva Ue che ha aggiornato tale lista modificando la Direttiva Quadro Acque del 2000, quella sugli standard di qualità ambientale del 2008 e la Direttiva Acque Sotterranee del 2006. “Adattamento climatico e mitigazione delle pressioni – dichiara Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente – sono due pilastri centrali e integrati tra loro per la tutela e la resilienza dei laghi. Oggi i bacini lacustri sono sempre più vulnerabili a causa di stress multipli che incidono su di loro, come la crisi climatica e l’eccessiva attività antropica che determina un peggioramento della qualità delle acque, come denunciamo da anni con la nostra campagna Goletta dei Laghi. Per questo chiediamo a livello nazionale interventi integrati e lungimiranti a partire dallo stanziamento delle risorse economiche per attuare il piano di nazionale di adattamento climatico”. Circa due terzi dei laghi italiani è fortemente modificato, secondo Ispra, segno di una pressione antropica strutturale su questi fragili ambienti, mentre sull’Italia pesa la procedura d’infrazione (2027/2025) arrivata a gennaio 2026 per non aver correttamente recepito la Direttiva quadro sulle Acque. La normativa nazionale, infatti, non prevede la registrazione di tutte le autorizzazioni per il prelievo o l’arginamento delle acque.

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