Su La Verità un piccolo capolavoro di disinformazione: ‘il clima non è cambiato’ ma si dimostra l’opposto
Vi ricordate il proverbio “fatta la legge, trovato l’inganno”? È uno di quei proverbi che stabiliscono leggi altrettanto fondamentali di quelle della termodinamica: valgono sempre.
Ne esiste un esempio famoso e documentato. Quando l’India era una colonia inglese, il governo aveva messo una taglia su ogni serpente cobra morto consegnato dai cittadini. Risultato: i cittadini si misero ad allevare cobra per incassare la taglia. Quando l’amministrazione se ne accorse e sospese il premio, gli allevatori liberarono le bestie ormai inutili, e i cobra finirono per essere più numerosi di prima. È un fenomeno tipico: ogni incentivo mal congegnato tende a generare il proprio inganno.
Qualcosa di simile succede con la democrazia. Dare voce a tutti è una buona idea, ma è anche qualcosa che si può ingannare in molti modi. Uno dei più efficaci consiste nel fornire ai cittadini informazioni false o distorte calibrate per influenzare la frazione meno preparata, o semplicemente più distratta. Lo vediamo ogni giorno; ma un caso lampante arriva da un recente articolo sul riscaldamento globale che Franco Battaglia ha pubblicato su La Verità. Il pezzo è un piccolo capolavoro di disinformazione: è congegnato per essere letto a tre livelli diversi, e ciascun livello contraddice quello successivo.
Si parte con il titolo: “Cinquant’anni di dati dimostrano che la temperatura non è cambiata”. Al lettore tipico della Verità – già convinto che il riscaldamento globale è un imbroglio, — questo basta e avanza per annuire e passare ad altro. Il sottotitolo, in caratteri più piccoli, è per chi legge qualche riga in più. E qui l’autore si smentisce da solo: ammette che “l’aumento termico c’è”, salvo aggiungere che “è minimo e costante”. È come se un ladro si giustificasse dicendo di aver rubato poco. Questo è per i lettori un po’ meno distratti, ma che comunque si fidano senza troppo preoccuparsi di verificare.
Il terzo livello è la figura: un diagramma cartesiano con due serie di dati, due interpolazioni lineari e due scale verticali diverse. Per chi è abituato a leggere questi grafici, è chiaro che dimostra l’esatto contrario di ciò che il titolo proclama e il sottotitolo specifica. Non solo il cambiamento climatico c’è, ma non è affatto “minimo”.
Perché a questo punto basta una moltiplicazione. Nella didascalia Battaglia stesso ci dà il numero: la temperatura massima cresce di quattro centesimi di grado all’anno. Moltiplicate quei quattro centesimi per i cinquant’anni di cui il titolo si vanta: fa due gradi. Non è “minimo”: è all’incirca l’intero obiettivo attorno a cui è costruito tutto l’accordo di Parigi. Pensate a come siamo messi con il calore di questa estate, aggiungeteci un paio di gradi in più, e capite quale potrebbe essere il problema.
Di solito, quando si parla di disinformazione, si rischia sempre di essere accusati di un’interpretazione ingiustificata. Ma qui no: Battaglia ha scritto un titolo che contraddice il sottotitolo, che a sua volta contraddice il grafico. Non può essere un errore in buona fede. Sono tre versioni incompatibili fra loro, proposte confidando che un lettore distratto o non sufficientemente preparato non ci farà caso.
Il trucco funziona, fra le altre cose, perché leggere il diagramma mostrato nell’articolo richiede un certo livello di competenza. Secondo l’indagine OCSE del 2023, in Italia solo circa il 6% della popolazione raggiunge i livelli 4 e 5 di competenza matematica che sono necessari per interpretare un diagramma così complesso. Battaglia lo sa, e conta sul fatto che quasi nessuno andrà a verificare. È triste, per il paese che ha generato Leonardo e Galileo, che questa scommessa sia quasi sempre vinta.
Ma la colpa non è di chi non sa leggere il grafico. È di chi dovrebbe insegnarglielo. In una democrazia in salute, il governo e soprattutto le università sentirebbero il dovere di mettere i cittadini in condizione di vagliare ciò che leggono. Ma un paese che permette che siano i giornali a insegnare la scienza del clima è un paese che si sta ingannando da solo. E chi si inganna da solo, quasi sempre se ne accorge quando è troppo tardi.