La “nuova” serata delle performance per l’Eurovision, meno brani in gara, l’ipotesi reunion dei Maneskin e il (solito) invito chiavi in mano a Vasco Rossi. Il Festival di Sanremo secondo Stefano De Martino è servito. A margine della presentazione dei Palinsesti Rai 2026-2027 ad Ancona, il neo conduttore e direttore artistico del festival cala gli assi, o perlomeno qualche fante e re. Intanto una piccola rivoluzione per gli abitudinari italiani già a partire dalla prossima edizione: le serate continueranno ad essere cinque (16-20 febbraio 2027), ma quella del venerdì, ovvero delle cover, si sposta al giovedì, perché prima della proclamazione del vincitore del festival, al sabato come sempre, di venerdì si costruirà una seratina X-factor con i cantanti in gara pronti a riproporre la loro canzone in gara mettendo in scena una performance ispirata ai loro spettacoli dal vivo per poi far emergere colei o colui (o coluu) che rappresenterà l’Italia all’Eurovision.
De Martino la chiama l’europeizzazione o internazionalizzazione che mancava che, a livello di programmazione e ascolti, si chiama curiosità in più per raccogliere share. Legittimo e anche un tantino moderno. Vedremo. Nell’aggiungere un posto a tavola che c’è un amico in più si taglia l’ennesima ripetizione di tutti brani in gara del giovedì, occupata quindi dalle cover, mentre martedì e mercoledì gli artisti divisi in due blocchi come sempre faranno ascoltare i loro brani inediti. E visto che l’altra novità è la riduzione del numero delle canzoni in gara (l’anno scorso erano 30), se la matematica non è un’opinione gli ultimi ad esibirsi di martedì e gli ultimi di mercoledì potrebbero palesarsi senza attendere l’ora di Dracula. Capitolo ospiti internazionali.
De Martino è già sull’attenti, da almeno febbraio scorso, quando è scattata la proclamazione in diretta planetaria direttamente dall’abbronzata voce di Carlo Conti. “Ci stiamo già lavorando e appena avremo i nomi ve li comunicheremo”, spiega pleonasticamente da Ancona. E come succede ogni anno la direzione artistica di Sanremo è anche una specie di biblica pioggia di rane. Si racconta che i file audio siano già oltre 500. “C’è davvero di tutto e di più, ma non ho idea di quanti siano”, assicura il DeMa citando uno spot Rai di gran voga tra gli anni ottanta e i primi duemila. “Ascolto la canzone in tre modi: la prima volta in cuffia per un ascolto pulito, la seconda in auto mentre guido e la terza mentre corro: se sopravvive a questi tre test vuol dire che c’è già qualcosa di buono”, se la gioca sul simpatico il 36enne ex ballerino di Amici.
Attorno al neo conduttore ci sarà ovviamente una nuova squadra di selezionatori, professionisti, aiutanti e portaborracce (il direttore musicale è Fabrizio Ferraguzzo ndr), ma alla fine l’ultima parola sarà comunque la sua con la benedizione del Pippo nazionale: “Baudo docet, lo diceva sempre: scegli con la tua testa perché la faccia — per non dire un’altra parte del corpo — è la tua”. E se tutto va bene a Sanremo 2027 i Maneskin faranno la loro reunion con il figliol prodigo Damiano pronto a risvestirsi per il bene di una band che rischia un clamoroso spegnimento dopo i clamori awanagana oltreoceano. E visto che sognare non costa nulla, ecco l’appello, canonico, all’ospite degli ospiti, che non verrà mai, ma che come ogni anno fa sempre titolo e richiamo: “Vasco (Rossi ndr) ha le chiavi dell’Ariston, quando vuole entra. Averlo sarebbe un sogno”.