Hydra, i Nicastro e il “clan dei pentiti”. Nuova pista per la lupara bianca di Tano U Curtu. “Insieme fanno i malandrini”
Collaboratori di giustizia che, dimenticati i buoni propositi, tornano in quel mondo criminale, dove furono killer spietati per conto dei boss, unendosi in un vero clan. Decisamente un inedito per le inchieste di mafie. Succede in Lombardia, tra Busto Arsizio e Legnano. Non solo, il “clan dei pentiti”, assieme alla famiglia gelese dei Nicastro, secondo i pm, legata al clan Rinzivillo e ai Madonia, viene messo in correlazione con un omicidio di lupara bianca. Insomma mica poco. A svelare per la prima volta queste inquietanti dinamiche è William Cerbo detto Scarface, braccio finanziario dei catanesi Mazzei, uomo di punta del Consorzio di mafie, e oggi collaboratore di giustizia considerato attendibile dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano. L’indagine è Hydra che grazie al lavoro del pm Alessandra Cerreti e dei carabinieri del Nucleo investigativo di via Moscova, ha svelato il nuovo sistema mafioso lombardo. Dirà Cerbo in un recentissimo verbale davanti ai magistrati: “Giocattolo è uno spietato killer del clan Cappello, oggi presente a Busto Arsizio, collaboratore di giustizia. Pluriomicida, non so quanti omicidi ha fatto, ed era libero. E si vocifera che avevano fatto una coalizione con i Nicastro. Quindi c’era anche lui dietro. Dietro il collaboratore c’era un altro collaboratore. Si parla del gruppo dei pentiti, dice ‘o’ zio se lo fecero i pentiti’. A Milano si erano fatti un gruppo a sé e facevano paura”.
“I Nicastro sono pericolosi, è gente che spara”
Lo zio in questione è Gaetano Cantarella, detto Tano U Curtu, scomparso il primo febbraio 2020, già referente lombardo del clan Mazzei di Catania e tra gli artefici della costituzione del Consorzio di mafie assieme a Giancarlo Vestiti e a Gioacchino Amico, fiduciari in terra lombarda del clan romano di Michele Senese. Il pentito soprannominato Giocattolo è G.P. spietato killer del clan Cappello originario di Catania ed egemone in tutta la Sicilia orientale. Mentre l’altro ex collaboratore, che secondo Cerbo fa parte del “clan dei pentiti”, è Fabio Nicastro, fratello di Dario. I due insieme al fedelissimo Saro Bonvissuto sono oggi imputati per associazione mafiosa nel processo Hydra. Fabio Nicastro ha però un precedente per omicidio. Un’altra lupara bianca, rimasta tale per oltre tre anni, fino a quando in un’area boschiva a Vizzola Ticino non lontano da Busto Arsizio fu rinvenuto il corpo di Salvatore D’Aleo, prima accoltellato e poi finito a colpi di pistola, da Nicastro e da altro soggetto. D’Aleo era all’epoca un uomo del clan dei gelesi, composto dai Nicastro e Saro Vizzini, il quale pentendosi fece ritrovare il corpo. D’Aleo fu ucciso perché si era messo in proprio e andava facendo estorsione usando il nome del clan. Dopo il ritrovamento del cadavere e gli arresti, lo stesso Fabio Nicastro decise di collaborare. Non per molto ma per un po’. Il dato, secondo William Cerbo, è rilevante per comprendere la sua ipotesi sull’omicidio Cantarella: “I Nicastro sono pericolosi, è gente che spara, i Nicastro, Fabio Nicastro è un killer, il gruppo di Saro Vizzini, il gruppo dei gelesi, parliamo del 2008, 2009, 2010”. Va detto che i verbali di Cerbo sono al vaglio degli inquirenti e allo stato i fratelli Nicastro e Bonvissuto, pur imputati per mafia, non risultano indagati per l’omicidio di Tanu u Curtu.
Torniamo all’inverno del 2020. E’ il primo febbraio, quando U Curtu lascia il territorio di Legnano per scendere a Catania. Da quel giorno di lui non si saprà più niente. Per chi indaga si tratta di lupara bianca. Cantarella scenderà a Catania, spostandosi poi nel territorio di Caltanissetta, dopodiché svanisce nel nulla. Qui a comandare è la famiglia Madonia, alla quale è legato il clan Rinzivillo cui fanno riferimento, secondo l’accusa, i gelesi di Busto Arsizio, prima Saro Vizzini e oggi i Nicastro, che, ripetiamo, non sono indagati per l’omicidio. Nella storia di Hydra la lupara bianca di Cantarella è uno snodo decisivo per far emergere e comprendere quell’unione di mafie che per anni ha inquinato l’economia legale lombarda e non solo.
“Tano si mangiava i soldi e non aveva autorizzazione”
Seguiamo allora il racconto di William Cerbo: “Si dice che la scomparsa di Tano, sia legata ai soldi che lui s’è mangiato”. I soldi di cui parla Cerbo sono quelli di un recupero crediti. Stando alle regole mafiose, chi, come i Nicastro, ha un pentito in famiglia, non può fare questa attività. E però, leggendo gli atti dell’indagine, i Nicastro erano creditori di circa 250mila euro nei confronti di un gruppo di calabresi anche loro interni al Consorzio. Per questo alla fine il debito da 250mila scenderà a 100mila euro. E però comunque quei soldi dovevano essere recuperati. Ecco allora che, stando alle parole di Scarface, i Nicastro incaricano Tano Cantarella. Spiega Cerbo: “Era un recupero portato dai fratelli Nicastro. Questo lo apprendiamo dopo la scomparsa, perché poi si comincia a vociferare di tutto quello che era successo. Questi Nicastro sono un gruppo malavitoso operativo a Busto Arsizio, legato ai Rinzivillo, che però hanno un fratello collaboratore di giustizia. Quindi diciamo che in quel periodo recuperi ufficiali i Nicastro non ne potevano fare, e avevano fatto questa sorta di coalizione con Cantarella”, il quale però “anziché dare i soldi ai Nicastro se li mangiava e non gliene portava. Ipotesi, pigliava 20.000 euro, 5 glieli portava e 15 se li metteva nella sacchetta (…). Tano non aveva autorizzazione a incassare questi soldi che non gli appartenevano”. I Nicastro, dunque, non potevano agire in prima persona “perché, in termini di malavita, se sei collaboratore, non puoi fare recuperi e mandano avanti Tano”.
Le minacce del Giocattolo: “Qua siamo tutti una cosa”
Cantarella poi nell’affare coinvolge anche il socio Gioacchino Amico. Cerbo ricorda anche una intercettazione dello stesso Amico: “Quando è stato fatto il recupero Amico era uguale a Cantarella. Anzi c’è un’intercettazione, ora che ricordo, che Amico dice ‘Glieli portavo io i soldi ai pentiti’. Dice: ‘Ti rendi conto che mi faceva fare il nano?’”. Se Cantarella scompare nel febbraio 2020, il recupero crediti arriva pochi mesi prima, tanto che sotto Natale del 2019, i Nicastro che forse hanno annusato l’ipotetica truffa, convocano lo stesso Cantarella in uno dei loro bar a Busto Arsizio. “Tano – prosegue Cerbo – fu chiamato a Busto Arsizio in un bar, dai fratelli Nicastro, che già avevano un po’ capito la situazione, Tano ci andò con Vestiti. E l’ lì trova un collaboratore Catanese che lo chiamano il giocattolo”. Cerbo prosegue: “Il giocattolo era scomparso da Catania dopo la collaborazione e si era trasferito al Nord Italia, girava voce che si erano ricompattati, i pentiti, avevano fatto proprio un gruppo, tutti omicida, gente pericolosissima a Busto Arsizio. Tano conosceva al ‘giocattolo’. Lo chiamavano così già dai tempi di Catania. Quando l’ha visto è rimasto un po’ scosso, e questa cosa me la raccontò personalmente. Mi dice: ‘incontrai, l’altro giorno dice c’era il giocattolo e m’ha fatto una battuta, che non m’è piaciuta’”. Quello gli dice: “Qua siamo tutti una cosa, come una cosa che sapevano che s’era mangiato lui i soldi che dovevano andare a lui per i pentiti di Busto Arsizio”.
“I Mazzei erano convinti che fossero stati i gelesi”
Insomma la comparsa di giocattolo accanto ai Nicastro a Cerbo non sembra casuale. “E’ apparsa in maniera che a Tano ha messo molta paura, perché anche personalmente quando me lo raccontò, che lui di solito è uno spavaldo quando racconta le cose, ci andava con i piedi cauti quando si parlava di questo. Dice. ‘Spuntava magari questo’. In siciliano, perché essendo catanese, dice: ‘Perché ti stai preoccupando? Qua siamo tutta una cosa’”. Insomma “c’è un attimo da pensare” dice Cerbo. Anche perché subito dopo la scomparsa di Tano Cantarella “giù a Catania, la famiglia Mazzei s’è chiamato a questo ‘giocattolo’ , all’incontro c’è andato Gaetano Pellegrino, all’epoca era il reggente della famiglia”. Lo stesso Pellegrino “che ha massacrato di botte a Gioacchino Amico, i giorni subito dopo la scomparsa”. Secondo William Cerbo, quel recupero crediti per conto dei Nicastro fu fatale a Cantarella. “Del resto – spiega il collaboratore – dopo la scomparsa di Tano il pensiero di chi sapeva tutta la storia è in automatico che va diretto lì. Più il discorso del Giocattolo, della battuta che c’era stata in quei giorni, in quel periodo”. Non solo, Cristian Marletta e Matteo Mazzei, nipoti del capostipite del clan, Santo Mazzei, alias Carcagnusu, “sono convintissimi che c’entrassero i Nicastro nella scomparsa di Cantarella, e parlarono esattamente del gruppo dei pentiti. Dice: ‘Ti rendi conto, prima fanno i pentiti, ora tutti assieme e fanno i malandrini”.
Nella foto in alto, l’ultima inedita mappa della presenza mafiosa in Lombardia presentata dal pm Alessandra Cerreti al convegno presso l’università Statale “Ma a Milano la mafia c’è?”