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Nyt: “Consegnato agli Usa il piano di Oman e Iran per far pagare tariffe per il transito nello Stretto di Hormuz”

Martedì dovrebbero tenersi in Qatar, alla presenza dei mediatori, colloqui indiretti tra le delegazioni di Teheran e Washington. Il modello per il balzello sarebbe quello dello Stretto di Malacca, dove esiste un sistema di contributi volontari destinati alla sicurezza della navigazione
Nyt: “Consegnato agli Usa il piano di Oman e Iran per far pagare tariffe per il transito nello Stretto di Hormuz”
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La gestione dello Stretto di Hormuz resta uno dei nodi centrali nel negoziato tra Stati Uniti e Iran dopo l’accordo quadro che ha fermato il conflitto. Martedì dovrebbero tenersi in Qatar, alla presenza dei mediatori, colloqui indiretti tra le delegazioni dei due paesi. L’ultima ricostruzione arriva dal New York Times, secondo cui Iran e Oman starebbero lavorando a un piano che prevede la riscossione di un corrispettivo per le navi che attraversano il tratto di mare. Il quotidiano americano, citando un funzionario iraniano e quattro diplomatici informati sui colloqui, scrive che Muscat avrebbe già presentato una proposta formale agli Stati Uniti e ad altri alleati occidentali. Washington ha forti riserve su alcuni aspetti della proposta. Intanto il rischio legato alla presenza di mine nei pressi della rotta centrale, da tempo utilizzata dalle navi commerciali, ha costretto le imbarcazioni a seguire percorsi alternativi: una rotta meridionale vicino all’Oman o una rotta settentrionale vicino all’Iran.

Secondo il giornale, dopo i mesi di guerra e le limitazioni imposte alla navigazione, Teheran considera ormai lo Stretto di Hormuz uno dei principali strumenti negoziali. Il distinguo riguarda soprattutto la natura dell’eventuale pagamento richiesto alle compagnie di navigazione. Su questo punto le posizioni sono diverse. L’Oman, almeno pubblicamente, continua a sostenere che imporre un pedaggio per il semplice diritto di transito sarebbe contrario al diritto internazionale. Il ministro degli Esteri Badr al-Busaidi ha distinto tra un’eventuale tariffa di transito, che considera illegale, e compensi per servizi forniti dagli Stati rivieraschi, come sicurezza della navigazione, gestione delle rotte o altri servizi marittimi. Il modello richiamato sarebbe quello dello Stretto di Malacca, dove esiste un sistema di contributi volontari destinati alla sicurezza della navigazione. Il Paese, che si è guadagnato una reputazione di neutralità fungendo da mediatore tra i due litiganti, deve mantenere un equilibrio sempre più difficile: quando il mese scorso è emerso che aveva discusso la possibilità di collaborare con l’Iran per applicare tariffe di servizio nello stretto, il presidente Trump ha minacciato di bombardarlo.

Per l’Iran, secondo il funzionario citato dal New York Times, i pagamenti dovrebbero invece essere obbligatori. Il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha dichiarato che Teheran punta a raggiungere un’intesa con Muscat sulla gestione dello stretto, ma ha avvertito che, in mancanza di un accordo, l’Iran sarebbe pronto ad agire autonomamente.

Nei giorni scorsi il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha ribadito che un accordo finale non potrà prevedere pedaggi imposti dall’Iran per il passaggio delle navi, mentre il presidente Donald Trump ha definito “inaccettabile” l’ipotesi di tariffe sul transito. Rimane invece meno chiaro se Washington possa accettare un sistema di contributi volontari legati ai servizi di sicurezza, come proposto dall’Oman.

Intanto continuano a rincorrersi le indiscrezioni sul negoziato. Secondo l’emittente saudita Al Arabiya, martedì a Doha dovrebbero tenersi nuovi colloqui indiretti tra delegazioni iraniane e statunitensi, con la mediazione del Qatar, dedicati proprio allo Stretto di Hormuz e alla stabilità regionale. La stessa emittente sostiene inoltre che entro la fine della settimana l’Iran dovrebbe ricevere circa 3 miliardi di dollari di fondi congelati nell’ambito del memorandum che ha posto fine al conflitto. Reuters, citando fonti diplomatiche, riferisce che a Doha sono effettivamente arrivati gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, ma precisa che al momento non sono previsti incontri diretti ad alto livello con la delegazione iraniana e che potrebbero svolgersi soltanto contatti tecnici attraverso la mediazione del Qatar. Anche secondo l’Associated Press e il Financial Times i colloqui sarebbero ancora in una fase preparatoria.

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