“Dopo la condanna di Moretti sul Sole 24 Ore cassa di risonanza solo alla sua posizione”: l’accusa del cdr del giornale
“Sulle pagine del Sole 24 Ore abbiamo, ancora una volta, fatto da cassa di risonanza a una posizione sola, quella di un top manager condannato per fatti gravissimi“. E’ un passaggio del comunicato del comitato di redazione del quotidiano edito da Confindustria che torna a contestare la gestione di notizie di cronaca giudiziaria che riguardano alti dirigenti delle aziende. In questo caso si tratta di Mauro Moretti, ritenuto colpevole in via definitiva dalla Corte di Cassazione per la strage di Viareggio. Come ricorda l’organo sindacale interno del giornale per raccontare l’esito della vicenda “è stata pubblicata un’intera pagina (un’intervista e un intervento) a tesi, dove la tesi è quella difensiva dell’ex amministratore delegato di Fs”. Il cdr aggiunge: “Nessuno spazio invece per ricordare le tappe di una vicenda giudiziaria lunga 17 anni che sul giornale abbiamo seguito in maniera sporadica nei tempi e incompleta nei contenuti. Una vicenda che ha visto esprimersi decine di giudici attraverso plurimi gradi di giudizio”. Ora una verità c’è, dicono i giornalisti del Sole, “almeno quella imperfetta cui può arrivare la ricostruzione delle responsabilità nel processo penale”. Il verdetto, continua la nota, “non è intangibile e neppure sottratto alle critiche, ovviamente. Dopo avere seguito i fatti e letto le carte però”.
Secondo la ricostruzione del cdr, nel giorno della condanna sono state pubblicate “poche righe” e poi “un surreale titolo con le dichiarazioni di un imprenditore che esalta gli standard di sicurezza di Fs (dopo Viareggio, quanto a contabilità di morti sui binari, Pioltello, Livraga, Brandizzo, tanto per ricordare). A quel punto, rivela il comitato di redazione, è stato chiesto al direttore Fabio Tamburini di trovare lo spazio, almeno in un momento successivo, a “una riflessione più ampia, che non si limitasse ad ascoltare solo le ragioni di una parte. Ma la nostra richiesta è stata respinta”. Così facendo, concluda la nota, i lettori sono stati privati di “una ricostruzione alternativa, non sia stato reso un servizio all’altezza, né in punta di fatto né in punta di diritto”.
Tra le altre cose il cdr ha ricordato che una situazione analoga avvenne circa un anno fa quando “contestammo lo spazio, 150 righe, dedicato a una lettera dell’ex amministratore delegato di Aspi Giovanni Castellucci, a valle della sua condanna definitiva per la catastrofe del 2013 quando, in provincia di Avellino, un bus precipitò da un viadotto, 40 persone morte. Allora trovammo sconcertante l’assenza di un filtro giornalistico, la mancanza di una ricostruzione alternativa dei fatti, l’inesistenza di un contraddittorio, il tutto nel segno di un malinteso garantismo. Oggi i fatti si ripetono”.