“Sulla condanna per Moretti toni da lesa maestà, stupore per la fine del regime di impunità. Zero empatia con le vittime e ostilità alle regole sociali”
“Si percepisce un certo stupore per la fine di quel regime di impunità per i vertici aziendali che in Italia ha sempre garantito una sorta di immunità di classe dalle responsabilità penali“. A scrivere così della condanna definitiva nei confronti di Mauro Moretti, ex ad di Ferrovie, per la strage di Viareggio è Dante De Angelis, ex macchinista, sindacalista, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. Per anni ha denunciato i rischi per la sicurezza del trasporto ferroviario per via della scarsa manutenzione, dell’usura, dei mancati controlli. Per le sue segnalazioni e le sue dichiarazioni alla stampa è stato licenziato due volte da Ferrovie e per due volte i tribunali del lavoro l’hanno reintegrato. In queste ore in cui alcuni politici, giornali, commentatori si stracciano le vesti per il fatto inaudito che un manager è finito in carcere De Angelis ha affidato il suo pensiero al Manifesto in un intervento. “E’ più che lecito – scrive De Angelis – che un condannato continui a proclamarsi innocente malgrado l’evidenza giuridica contraria, anche Moretti. Ma i toni di lesa maestà con cui lui e la sua difesa l’hanno fatto, peraltro spalleggiati da una pletora di commentatori sulla stampa, mostrano ancora una volta la totale mancanza di empatia con le vittime, l’assenza di consapevolezza della gravità dell’accaduto e un atteggiamento ostile alle regole sociali“.
De Angelis contesta quanto dice l’avvocata di Moretti, Ambra Giovene, “indignata dall’esito del processo, perché profondamente ingiusto”, che sostiene che l’innocenza viene fuori “dalle carte”. “In questo processo proprio no – ribatte De Angelis sul Manifesto -, perché le centinaia di migliaia di pagine, di carta e digitali, prodotte e analizzate in questi anni stanno a dimostrare esattamente il contrario, ovvero la responsabilità a vario titolo di tutti i condannati. La responsabilità principale di Moretti è aver tagliato sulla sicurezza”. Quanto al processo, “il carcere non si augura a nessuno e non si festeggia mai, è un dramma per chiunque eppure credo si possa affermare che in questa vicenda gli imputati abbiano fruito appieno, e con grande abbondanza, di tutte le garanzie processuali presenti nel nostro sistema penale nonché delle migliori e più prestigiose professionalità di difesa legale, anche grazie alla enorme capacità economica messa in campo. Nei sette gradi di giudizio e nelle oltre 250 udienze necessarie per arrivare alla conferme delle condanne con la sentenza di ‘Cassazione ter’ pronunciata pochi giorni fa, sono stati coinvolti e si sono espressi a vario titolo in modo omogeneo oltre trenta diversi magistrati. Inoltre, tutti gli imputati si sono avvalsi di una folla di avvocati, i quali anche sul piano simbolico e visivo hanno sempre dominato gli spazi della giustizia, riempendo le aule e sfruttando fino al parossismo giudiziario tutti i commi del codice di procedura penale a loro disposizione”. “Il massimo livello di garanzia previsto dal nostro ordinamento in materia di processo penale. Com’è giusto, e come purtroppo è impensabile per la stragrande maggioranza dei cittadini, e degli stranieri, coinvolti in procedimenti giudiziari” scrive ancora il sindacalista ferroviere.
D’altro canto, De Angelis ricorda anche la “singolare dinamica informativa” sulla gran parte dei media “che ha visto messi in ombra tutti gli altri condannati, i quali con più umiltà e moderazione non hanno reagito in modo così aggressivo nei confronti della sentenza. Non parliamo dell’operaio tedesco, Uwe Kriebel, addetto alla manutenzione dell’officina Junghental, condannato a 4 anni, 5 mesi e 10 giorni, come i suoi superiori. Lo sappiamo, gli operai quando vengono condannati, non fanno rumore. Ma ci riferiamo agli altri, dirigenti manager e tecnici, alcuni dei quali amministratori delegati anch’essi, che andranno in carcere per i medesimi reati. O per Vincenzo Soprano, ex ad di Trenitalia, che sta già scontando con dignità la pena. Solo a difesa di Moretti si sprecano giornali e firme famose che strillano, considerandolo come una vittima casuale di chissà quale sopruso. Evidentemente anche tra gli alti dirigenti di stato c’è una gerarchia: Moretti è sempre stato tenuto in gran conto da molta stampa e dal potere economico e politico”. “Noi – conclude De Angelis – preferiamo dire a gran voce che questa volta, grazie innanzitutto al lavoro incessante dei familiari delle 32 vittime e della procura di Lucca, la giustizia è stata veramente “uguale per tutti”.