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Trump attacca ancora l’Iran: “Violata la tregua”. E minaccia: “Se finiremo l’opera la Repubblica islamica cesserà di esistere”

Colpiti dieci obiettivi in risposta a un attacco su una petroliera nello stretto di Hormuz. Teheran risponde prendendo di mira le basi americane in Bahrein e Kuwait
Trump attacca ancora l’Iran: “Violata la tregua”. E minaccia: “Se finiremo l’opera la Repubblica islamica cesserà di esistere”
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Secondo giorno di fila di offensive reciproche tra Usa e Iran nonostante la tregua formalmente in vigore, che i due governi si accusano a vicenda di aver violato. Nella notte italiana le forze statunitensi hanno colpito dieci obiettivi della Repubblica islamica, in risposta a un attacco di Teheran contro una petroliera panamense, la Kiku, in transito nello stretto di Hormuz. “Dopo gli attacchi statunitensi di ieri in risposta all’attacco iraniano alla nave Ever Lovely, all’Iran è stata data la possibilità di onorare l’accordo di cessate il fuoco, ma ha scelto di non farlo quando le sue forze hanno lanciato un drone d’attacco monouso che ha colpito la petroliera Kiku questa mattina”, ha dichiarato sabato il Comando centrale delle forze armate di Washington in una nota. Per questo, “su ordine del comandante in capo” Donald Trump, le forze Usa “hanno sferrato oggi attacchi in risposta diretta alle continue aggressioni iraniane contro la navigazione commerciale. Gli aerei militari statunitensi hanno preso di mira le infrastrutture di sorveglianza militare iraniane, i sistemi di comunicazione, i siti di difesa aerea, le strutture di stoccaggio dei droni e le capacità di posa mine”, si legge. “Il transito delle navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz prosegue. Le forze statunitensi rimangono vigili, pronte all’azione e pronte a reagire con forza”, conclude il comunicato. In risposta agli attacchi, nelle prime ore di domenica, i pasdaran iraniani hanno colpito basi Usa in Bahrein e in Kuwait.

Trump ha rivendicato l’offensiva arriva un post di Trump sul suo social Truth: “Gli aerei degli Stati Uniti hanno appena colpito depositi iraniani di missili e droni, nonché postazioni radar costiere, per aver violato l’accordo di cessate il fuoco… ancora una volta!”, scrive il presidente Usa. “È molto probabile che non impareranno mai la lezione! Potrebbe arrivare un momento in cui non saremo più in grado di usare la ragione e saremo costretti a portare a termine militarmente l’opera che abbiamo avviato con grande successo. Se ciò dovesse accadere, la Repubblica Islamica dell’Iran cesserà di esistere!”, minaccia.

I raid americani trovano l’immedita condanna di Teheran: “I feroci attacchi statunitensi contro le strutture iraniane sulle coste meridionali del Paese, avvenuti nelle prime ore di domenica, hanno dimostrato che questo regime non attribuisce alcun valore né credibilità ai propri impegni e che la violazione degli accordi fa parte della sua natura”, dichiara il ministero degli Esteri in una nota. L’Iran, si legge, “è determinato a difendere la propria sovranità nazionale e l’integrità territoriale contro le aggressioni militari statunitensi”. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, in conferenza stampa a Baghdad insieme al suo omologo irancheno Fuad Hussein, ricorda che in base al memorandum d’intesa firmato a giugno lo stretto di Hormuz dovrebbe tornare “alla sua capacità prebellica entro trenta giorni” e l’attuazione dell’accordo spetta solo all’Iran. Per questo, minaccia, “Qualsiasi interferenza e qualsiasi tentativo di adottare accordi nuovi o diversi da quelli attuali non farebbe altro che complicare ulteriormente la situazione e ritardare la riapertura dello stretto, aumentando la tensione”.

Per rappresaglia, Teheran ha lanciato missili e droni contro i Paesi del Golfo Persico alleati di Washington, prendendo di mira la Quinta Flotta Usa in Bahrein e la base aerea Ali Al Salem in Kuwait. L’esercito del Bahrein ha comunicato di aver “intercettato e distrutto” missili e droni impiegati “in questi perfidi attacchi iraniani”, sottolineando di essere in stato di “massima allerta”. Il ministero degli Esteri rivendica “il diritto legittimo” del Bahrein a “difendere la sua sovranità, sicurezza e integrità territoriale nel rispetto del diritto internazionale” e informa di ritenere “il regime iraniano pienamente responsabile per qualsiasi escalation dovesse derivare dalla sua continua aggressione”. Anche il governo del Kuwait comunica di aver “intercettato due missili balistici ostili” e condanna “con forza i ripetuti attacchi iraniani”, denunciando una “violazione palese della sua sovranità, una minaccia diretta per la sicurezza nazionale”: si tratta, afferma il ministero degli Esteri, di “una sfida diretta di fronte alla determinazione della comunità internazionale a ridurre le tensioni”.

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