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“Dopo Vattene Amore troppa pressione. Sono passata dagli attacchi di panico alla bulimia. Gli uomini deficienti mi hanno aiutato a capire che non ero io quella sbagliata”: così Mietta

La cantante ha pubblicato l'Ep "Per avere me", che contiene l’omonimo brano, già pubblicato lo scorso gennaio, insieme a "Mille bugie", il nuovo singolo lanciato il 5 giugno

di Redazione FqMagazine
“Dopo Vattene Amore troppa pressione. Sono passata dagli attacchi di panico alla bulimia. Gli uomini deficienti mi hanno aiutato a capire che non ero io quella sbagliata”: così Mietta

Mietta è tornata con l’Ep “Per avere me“, che contiene l’omonimo brano, già pubblicato lo scorso gennaio, insieme a “Mille bugie”, il nuovo singolo lanciato il 5 giugno. Nella tracklist anche le versioni acustiche dei due brani, l’inedito “Eccitazione”, “Dio fa qualcosa”, brano tratto dalla colonna sonora del cartoon Disney “Il Gobbo di Notre Dame”, oltre a nuove reinterpretazioni di altri pezzi già pubblicati come “Bang” e “Milano è dove mi sono persa“, riarrangiati.

In una intervista a La Repubblica la cantante ha ricordato il boom di “Vattene Amore”, il duetto con Amedeo Minghi che ha spopolato a Sanremo 1990, dove si è classificato al terzo posto. “Minghi è una persona stupenda, ancora ci sentiamo. – ha detto l’artista – A venti anni fai molta fatica a gestire la popolarità, un po’ mi vergognavo e un po’ avevo paura. All’epoca abitavo con il mio fidanzato Antonello, che non c’è più, a Livorno, dove c’era un mercato. Ho dovuto cambiare casa. Troppa pressione. Andavo in giro con un cappellino in testa, quasi per nascondermi. Ero anche felice, ricevevo lettere meravigliose. A casa di mia madre c’era sempre un bidoncino pieno, stracolmo di lettere. Ma non è stato un momento facile da gestire”.

Poi il colpo di scena: “Per mamma, timidissima, era un incubo. Non raccontava in giro di essere mia madre”.

Ma il successo è non è stato tutto. La cantante ha attraversato nella sua vita privata anche momenti difficili: “Sono passata dagli attacchi di panico alla bulimia, una psicologa sessuologa mi ha aiutato per sette anni. Poi ho preso consapevolezza della mia bellezza interiore: vuol dire capire che non sei sbagliata. Negli anni ho imparato che le persone devono essere sé stesse. Ho scritto Per avere me, e mi rappresenta moltissimo: canto quello che ho provato. La paura della paura, quella di vivere. È stato terapeutico. Sa, infine, chi mi ha aiutato a stare bene? Gli uomini deficienti, che dopo di me hanno fatto scelte opinabili: ho capito che non ero io quella sbagliata”.

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